Intensification of combating international terrorism discussed at CI

Intensification of combating international terrorism discussed at CIS IPA

Kazinform, Kazakhstan
Dec 6 2004

Astana. December 6. KAZINFORM. 24th plenary session of the CIS
Interparliamentary assembly (IPA) ended December 4 in adoption of a
set of model draft laws in sphere of cultural cooperation, observation
of human rights and liberties, Kazinform reports.

The agenda comprised 13 points, including strengthening of the role
of parliaments of CIS IPA member states in fighting international
terrorism.

During the held bilateral meetings of Chairman of the Senate of
the Parliament of Kazakhstan Nurtai Abykayev with Chairman of the
Federation Council of the Russian Federal Assembly Sergey Mironov,
Chairman of State Duma of Federal Assembly Boris Gryzlov, Chairman of
Armenian Federal Assembly Artur Bagdasaryan, Chairman of the House
of Representatives of the National Assembly of Belarus Vladimir
Konoplyov the sides discussed situation and prospects of bilateral
interparliamentary relations and also issues of the constructive
dialogue on the level of international parliamentary organizations.

From: Emil Lazarian | Ararat NewsPress

Turchia, non aprire all’invasione silenziosa

La Padania, Italia
domenica 5 dicembre 2004

Con l’immigrazione confluiscono in Europa integralismo, terrorismo e
criminalità

Turchia, non aprire all’invasione silenziosa

È in atto una politica di penetrazione del continente europeo

Il Comitato Pro Nativa Europa di Ferrara ha inviato ai vertici
dell’Unione Europea un Memorandum in cui sono illustrati i motivi che
rendono inaccettabile l’adesione della Turchia all’Ue. Riportiamo di
seguito la terza puntata del fascicolo.
CONQUISTA ISLAMICA IN AZIONE: INVASIONE MIGRATORIA E POLITICA DEL
VENTRE
L’immigrazione islamica non è un evento legato soltanto alla
congiuntura europea, ma una scelta politica di penetrazione in Europa
perseguita con un preciso disegno dall’insieme islamico
(Organizzazione della Conferenza Islamica), che l’ha programmata
nella conferenza di Lahore del 1974. La leva demografica è ritenuta
la modalità vincente dell’Islam per sommergere gli europei, i quali,
al contrario, per il ridotto tasso di natalità tendono a ridursi.
Cosicché Ernst Nolte ha acutamente considerato che all’Islam «una
conquista di tipo non bellico deve apparire possibile, anzi
probabile».
L’immigrazione, pertanto, è divenuta una questione complessa, da cui
dipende il permanere od il soffocamento della civiltà europea. Da un
lato l’economia europea ha bisogno di importare mano d’opera,
purtroppo non ben regolata dagli Stati e dalla stessa Unione.
Dall’altro lato si attua una precisa volontà politica dell’insieme
islamico, nel quale confluiscono tanto il fondamentalismo quanto il
terrorismo, di conquistare l’Europa con l’immigrazione.
Sicché le correnti immigratorie islamiche avvengono sotto regia, più
o meno occulta, della Turchia, che ne ha accompagnato e ne accompagna
tuttora l’afflusso clandestino in partenza dai porti islamici turchi
ed africani. Già l’8 gennaio 1998, quindi a fenomeno migratorio
intenso già da diversi anni, in una seduta in Roma dei capi delle
polizie dei Paesi più interessati agli sbarchi di clandestini,
l’accordo era unanime nell’ammettere che tale flusso era diretto da
organizzazioni aventi la loro base in Turchia.
Il punto discriminante per definire l’atteggiamento dell’Europa
sull’Islam è quello di stabilire se tale movimento politico-religioso
sia totalitario oppure no. Qui non c’è spazio per disamine
dottrinali. La via più rapida è storicizzare l’esperienza di oltre
tredici secoli di regimi islamici, per capire che essi si traducono
in assolutismi politici, da cui non vi è ritorno allo stato laico
democratico ed alla libertà sia religiosa sia politica.
Coloro che ritengono di imporre all’Islam con la forza laicità e
democrazia, così come intesi in Occidente, prospettano una soluzione
impossibile. L’Islam non condivide e non intende condividere il
potere con alcuna forza politica diversa dall’Islam. Per l’Unione
Europea è urgente e grave decisione politica prendere provvedimenti
rapidi e radicali, fin che ne ha la possibilità.
L’Europa, che è scampata di recente a due totalitarismi, quello
nazi-fascista e quello comunista, ha davanti a sé il problema di
salvaguardarsi da un totalitarismo più difficile da contenere e da
combattere per le sue ambiguità contenutistiche di tipo religioso.
Gli immigrati, su posizioni religiose diverse dall’Islam, pur
conservando la loro fede si integrano nelle società degli Stati
Europei, che hanno dato loro accoglienza. Gli islamici non si
integrano, costituiscono in ogni Stato comunità separate a se stanti.
I modelli di integrazione seguiti nei diversi Stati europei sono
falliti. Una schiera di sociologi e politologi invece di mettere in
luce l’irriducibilità volitiva ed ideologica islamica, ne fanno
addebito agli Stati europei passando a chiedere nel nome della
libertà religiosa, ignorata e calpestata dagli islamici, di piegare
alla loro immodificabile ortoprassi strumenti giuridici e princìpi
etici. Peraltro, l’impossibile integrazione islamica in Europa è
altresì la riprova di quanto sia fallace l’ideologia americana di
esportare la democrazia all’interno dei regimi islamici.
I musulmani in Europa, sunniti e sciiti, hanno un solo obiettivo
politico, sentito fanaticamente come un dovere religioso: divenire
maggioranza. Sono di dominio pubblico le esternazioni islamiche, che
essi conquisteranno l’Europa con il ventre delle loro donne. Nelle
moschee si invitano le donne islamiche a partorire ciascuna almeno
cinque figli. La mentalità inculcata agli islamici è di essere
fratelli soltanto fra di loro, e di considerare il non islamico non
solo un infedele ma un nemico.
Dunque, l’immigrazione islamica è un’invasione, e come tale è
predicata dagli islamici che la sublimano come una nuova egira, dopo
quella operata da Maometto, il quale si trasferì con un gruppo di
suoi seguaci dalla Mecca a Yathrib (oggi Medina), finendo per
assoggettare tutti al suo potere, cacciando ed uccidendo quanti si
opponevano.
Ma l’Europa, che sta sottovalutando la sfida totalitaria dell’Islam,
sarà in grado di reagire? In questo momento i politici Europei sono
nella medesima condizione mentale dei politici di Bisanzio, i quali
disputavano sul sesso degli angeli, mentre l’Islam si affacciava come
sempre da nemico alla soglia della loro capitale. Quando Bisanzio
avvertì il pericolo era troppo tardi, ragion per cui restò
conquistata e distrutta. I politici europei, allorché discutono sul
come esportare la democrazia nei regimi islamici e sul come integrare
i musulmani in Europa, non percepiscono la realtà distruttiva
incombente, ma vivono di astrazioni cullandosi in sogni e perdendosi
in utopie.
Il Consiglio e la Commissione dell’Unione Europea non hanno colto il
senso della proposta, da più parti avanzata e riformulata da Giacomo
Biffi a Bologna, di distinguere nell’immigrazione tra non islamici
integrabili ed islamici inintegrabili. È, infatti, una concezione
politicamente suicida l’accoglimento di una minoranza islamica
aggressiva e totalitaria, che ha nel suo programma e nei suoi intenti
il non rispetto della maggioranza, e che si organizza ed agisce per
combatterla e sottometterla. In definitiva. non si tratta in generale
di chiudere le Porte all’immigrazione. ma soltanto in generale di
bloccare l’immigrazione islamica invasiva.
BELLIGERANZA SIA IDEOLOGICA SIA ARMATA
Il Consiglio e la Commissione dell’Unione Europea devono prendere
atto che fra le religioni orientali approdate in Europa, solo l’Islam
costituisce un gravissimo problema di ordine pubblico permanente.
E lo sta sempre più divenendo, ormai alla soglia di una guerra non
dichiarata. L’Islam si presenta come una religione, quando è
piuttosto un movimento ideologico politico-religioso, cioè una forza
politica che ha assunto come contenuto ideologico la fede religiosa.
Religione e politica (quindi potere, stato e così via) sono
inscindibili. In questa sua natura di movimento politico, che
considera il sentimento religioso la quintessenza della politica, va
rinvenuta la spiegazione della sua differenza dalle altre religioni
orientali.
Questo carattere è così profondo nell’Islam che ne fa un movimento
rivoluzionario e nel contempo un movimento sovversivo permanente nel
conculcare ogni forma di cultura politica e religiosa, ogni sistema
di civiltà diversa dalla identità, che in partenza dal Corano, ha
sviluppato. (…).
Per i europei che considerano il nazi-fascismo come un modello di
totalitarismo classico, che sono arrivati tardi a comprendere la
natura totalitaria del comunismo, cogliere un totalitarismo atipico
rispetto ai totalitarismi europei come quello islamico potrà essere
un risultato sofferto, augurabilmente non troppo lontano nel tempo. È
opportuno, dunque, che il Consiglio e la Commissione dell’Unione
Europea affrontino la questione della natura totalitaria dell’Islam,
prima ancora che diventi impossibile una strategia di difesa
all’interno della stessa Europa. La prima autodifesa è tanto politica
quanto giuridica e dovrebbe trovare nella Costituzione europea una
norma di divieto per ogni movimento di ispirazione ideologica
totalitaria e di istigazione alla conquista esclusiva del potere.
Il punto dirimente, sia sulla natura totalitaria dell’Islam come
ideologia politico-religiosa sia sul suo obiettivo politico-religioso
di islamizzare l’Europa per detenerne il potere assoluto, è dato
dalla realtà in atto di forza belligerante, che ha dichiarato guerra
all’Europa, anche se il Consiglio e la Commissione dell’Unione
Europea fingono di non vedere. E’ sufficiente constatare le forme di
ostilità in atto dell’islam in Europa. La prima forma assunta
dall’immigrazione islamica è quella ideologica di lotta ai simboli
cristiani.
L’Islam ha innescato una spirale di insofferenza verso le tradizioni
ed i simboli della Fede cristiana nella loro manifestazione pubblica.
Se ne chiede l’eliminazione, l’epurazione, la scomparsa. Il
cristianesimo è parte attiva della cultura europea, e come ogni
cultura rinviene una proiezione visibile nei simboli, poiché il
simbolo in ogni cultura è ciò che unisce.
Ovviamente i musulmani, nel clima di rispetto che l’accoglienza
occidentale offre loro, non hanno alcuna giustificazione per
un’azione continua di avversione alle tradizioni cristiane. La loro
intolleranza per i crocifissi, per i presepi, per i canti natalizi ed
altro di segno cristiano nelle scuole, in luoghi di lavoro od in
altri ambiti pubblici è presentata come una “lotta per raggiungere la
pari dignità sociale garantita a tutti i cittadini italiani dalla
Costituzione” (Dichiarazione dell’Unione Musulmani d’Italia del
dicembre 2001). Così in Italia. Analogamente in altri Stati Europei.
A fronte delle pretese contro i cristiani avanzate in Europa, nessuna
dichiarazione di condanna della condizione giuridica riservata ai
cristiani nei regimi islamici sottoposti a pesanti restrizioni nella
loro libertà religiosa, costretti al pagamento di un’imposta e non
parificati nei diritti politici e civili ai cittadini musulmani.
Ma nemmeno i Governi europei, ancor meno l’Unione Europea, si sono
posti il problema di esigere la reciprocità dai rispettivi Stati
islamici, i quali sono assai solerti a sostenere finanziariamente e
diplomaticamente le comunità musulmane sia nel proselitismo sia nel
mantenimento di posizioni discoste dal contesto europeo.
Quale il senso di questa guerra ai simboli cristiani? Perché sulla
strada della conquista politica dell’Europa (la sua islamizzazione)
l’ostacolo maggiore sono i cristiani, non i democratici agnostici e
increduli incapaci di cogliere con l’ascesa dell’Islam la fine dello
Stato laico e della democrazia politica, nonché illusi di influenzare
l’Islam e di riformarlo secondo le loro concezioni secolariste.
Questa lotta ideologica ai simboli cristiani è guerra di religione,
ed è guerra al cristianesimo in preparazione allo scontro con la
civiltà europea nell’insieme di tutte le sue componenti.
L’integrazione islamica in Europa è un’utopia: chi sta dentro l’Islam
è un fratello, chi sta fuori dall’Islam è un nemico. La seconda forma
assunta dall’emigrazione islamica è quella violenta di lotta armata,
di azioni terroristiche preparatorie della jihad-guerra santa.
I musulmani non sono soddisfatti della libertà di cui godono in
Europa, potendo conservare la propria fede, le proprie tradizioni, la
propria cultura. Essi puntano ad ottenere, come comunità separata,
l’autogoverno religioso-politico attraverso il concilio delle
moschee. Per una precisa scelta ideologica: «Ritroveremo la libertà
soltanto se dichiareremo incompatibili la civiltà dell’Islam e la
civiltà dell’ovest. È giunta l’ora per noi di trovare alternative
alle vacche sacre del capitalismo, del socialismo e della democrazia»
(Kalim Siddiqui, direttore del Muslim Institute for Research and
Planning – Londra, luglio 1989). In ogni parte d’Europa è già
iniziato un braccio di ferro, più o meno conflittuale, nell’esigere
spazi amministrativi e giuridici specifici per l’Islam. Il loro
obiettivo, oltre a cimiteri, macellerie e scuole proprie, è di
conseguire l’applicabilità per le loro comunità del diritto islamico,
iniziando dal diritto di famiglia con tutte le sue norme sul
matrimonio, sul divorzio, sull’eredità, e, quindi l’accesso alla
poligamia ed a procedure assai sbrigative sempre in materia di
matrimonio e di divorzio.
Queste rivendicazioni giuridiche, in partenza ostili all’integrazione
nella società europea e mirate alla formazione di enclave politiche
all’interno degli Stati, avvengono nello sfondo di azioni
terroristiche sempre più frequenti. Gli atti di disturbo a forte
ripercussione psicologica – come l’uccisione di turisti europei in
visita a luoghi arabi, come i sequestri di civili europei in missioni
umanitarie o di lavoro, come il maxi attacco terroristico a Madrid
dell’11 marzo 2004, come i riflessi in Europa delle incursioni
megaterroristiche su suolo russo – puntano in tempi accuratamente
intervallati a sfibrare politici ed intellettuali.
L’Islam è prossimo all’ultima fase della sua strategia di conquista:
quella, cioè, di considerare l’Europa ormai come territorio di
guerra, i cui tempi sono incalcolabili, con tregue intermittenti
secondo un’abile strategia, ma da cui si propone di uscirne
vincitore.
L’Europa, ha scritto il giornalista musulmano Magdi Allam in premessa
ad una sua indagine al jihad in atto in Italia, è «diventata non
soltanto territorio di jihad, di predicazione della guerra santa, ma
anche di formazione e addirittura di esportazione dei “shahid” i
martiri dell’Islam» (giugno, 2003), dove il termine “shahid” indica i
Kamikaze, che si immolano in azioni terroristiche largamente
distruttive e seminatrici di panico.
Il primo obiettivo di questa “guerra santa” è di incutere paura nei
popoli europei, così da indurre disorientamenti e smarrimenti, su cui
tentare di inserirsi per graduali condizionamenti della vita politica
in Europa. Una realtà è certa e consolidata: l’Islam è diventato un
problema permanente di ordine pubblico. L’Europa, al presente,
considera soltanto il versante terroristico dell’Islam quale problema
di polizia. Non si sente ancora oggetto della “guerra santa”
islamica, poiché il jihad è attualmente attivo prevalentemente con
intimidazioni ed azioni di disturbo. Tra non molto inevitabilmente
l’Islam porrà seri problemi di sicurezza militare.
Il quadro è largamente inquietante: un’emigrazione invasiva,
sollecitata a congiungere la prolificità ai flussi migratori sempre
continui, onde sopravanzare numericamente i nativi europei, ed
accompagnata da una crescente guerra ideologica e terroristica. Quale
provvedimento di salvaguardia pensa di adottare l’Unione Europea?
L’ingresso della Turchia!Una Turchia, che dietro un’apparente
condiscendenza, è irremovibile nel ruolo assegnatole dall’insieme
islamico di essere determinante nella conquista dell’Europa: «Nessuno
cerchi di esercitare pressioni sulla Turchia con il pretesto
dell’Unione Europea» (Primo Ministro Tayy Erdogan – Settembre 2004);
«Nessuna condizione speciale per la Turchia è possibile» (Abdullah
Gull, vice premier e ministro degli esteri – Ottobre 2004 ). Bertolt
Brecht ammoniva: «Quando si marcia contro il nemico, è bene essere
sicuri che il nemico non marci alla nostra testa». Chi sta per
tradire la Patria Europea? Chi si oppone all’ingresso della Turchia o
chi si piega nuovo gauleiter al diktat americano?
LA TURCHIA, STATO PRESCELTO PER IL COLPO DI GRAZIA ALLA CIVILTÀ
EUROPEA
Gli Stati europei non possono condividere le istituzioni comunitarie
con uno Stato islamico, quale è la Turchia. La Turchia è uno Stato a
regime islamico, cioè una comunità politica ordinata soltanto per i
musulmani, restando dei tollerati tutti gli altri. La dhimmitudine,
cioè i provvedimenti restrittivi per i non islamici, è ancora vigente
in Turchia. L’ortoprassi islamica prevale sulle norme di adeguamento
all’ acquis comunitario, in quanto un insieme di forme di controllo
sociale e di procedure interne amministrative convergono nel
mantenere lo status quo. Del resto, nel gioco legislativo simulatorio
del l’ acquis comunitario, l’attuale governo presieduto da Erdogan
respinge ogni profondo cambiamento dell’ordinamento islamico, con
l’avallo dei militari. È significativa al riguardo la dichiarazione
resa dal Capo dello Stato turco, Ahmet Necdet Sezer, nel discorso
inaugurale della Conferenza O.C.I. – Organizzazione della Conferenza
Islamica – svoltasi ad Istanbul nel giugno 2004, affermando che le
riforme da introdurre «non devono snaturare le tradizioni del mondo
islamico».
Lo Stato turco si mantiene, altresì, rigorosamente sulla linea
islamica di attribuire l’esercizio dei diritti politici soltanto agli
islamici. I capi dello Stato ed i capi del Governo non possono che
essere islamici. È una sfida alla credulità ritenere che a guidare le
istituzioni possa essere un ebreo, od un cristiano od un ateo
professo. Però, entrando nella Unione Europea, in nome della
democrazia, la Turchia pretenderà al vertice dell’Unione
l’inserimento di un esponente islamico, senza concedere altre
alternative. La Turchia, inoltre, è uno stato basato su un’ideologia
razzista. La Turchia associa all’assolutismo politico-religioso
islamico un nazionalismo di segno etnico: il turchismo. Questo lato
perverso è stato chiaramente enunciato come un requisito costitutivo
dello Stato dal primo successore di Ataturk, il presidente Ismet
Inon: «solo la nazione turca è legittimata a rivendicare diritti
etnici e nazionali in questo paese. Nessun’altra componente ha alcun
diritto di questo tipo». Questo nazionalismo etnico ha provocato
rapporti ostili verso i kurdi e, unendo il pregiudizio etnico
all’identità islamica, la radicale emarginazione dei non musulmani.
Con Erdogan l’influenza islamica sull’educazione nazionale è
crescente. (…). Ma l’Unione Europea non può ignorare le credenziali
che la Turchia deve presentare per l’ingresso in Europa. Si escludono
i riferimenti al defunto Impero Ottomano, per attenersi
esclusivamente ai comportamenti dell’attuale Turchia anatolica dal
suo sorgere ad oggi. Ecco un breve sommario di questi meriti storici:
a) – Il genocidio armeno. Sotto l’influenza dell’ideale panturco il
movimento dei “Giovani Turchi” , costituito prevalentemente da
militari, avendo di fatto il controllo del Paese, ha dato avvio alla
“soluzione finale” del problema armeno con implacabili operazioni di
sterminio dal 1915 al 1916. Gli armeni occupavano parte dell’Anatolia
orientale, che era però il loro territorio natio da oltre due
millenni e mezzo. Resta un caso clamoroso di radicale pulizia etnica.
Il territorio fu completamente svuotato, tra massacri ed esodi
forzati, della popolazione armena. Si calcola sul milione e mezzo il
numero dei morti durante le stragi, mentre quelli scampati in parte
si raccolsero attorno alla capitale Erevan proclamando la “Repubblica
Armena” ed in parte si dispersero in molteplici paesi del mondo. Le
vittime furono presumibilmente di più, poiché sotto l’imperante
ideologia nazionalista, i Turchi eliminarono contemporaneamente
minoranze cristiane formate da cattolici, da caldei, da siriaci
ortodossi, da nestoriani, da protestanti. (…).
b) – La cacciata dei cristiani greco-ortodossi. Kemal Ataturk, armato
dalla Russia bolscevica, uscì vincitore dallo scontro con l’esercito
greco nella guerra combattuta nel biennio 1921-1922. Entro la fine
del 1922 circa un milione e mezzo di greci, tra fuggitivi e
scacciati, avevano lasciato la Turchia. Ma non mancò il bagno di
sangue alla turca. Quando l’esercito turco raggiunse Smirne incendiò
i quartieri, escluso quello musulmano, procedendo a massacrare i
cristiani. La brutalità turca adottava, ancora una volta, lo
sterminio come mezzo per risolvere definitivamente il problema delle
minoranze cristiane. (…)
c) – Pulizia etnica e terra bruciata a Cipro Nord. La Turchia non ha
alcuna giustificazione né di ordine politico né di ordine militare
quando nel 1974 le sue truppe, equipaggiate di armamenti americani,
occupando in pochi giorni il 37% dell’isola di Cipro, hanno dato il
via ad una operazione di pulizia etnica a spese della popolazione
greca: 180.000 greco-ciprioti espulsi, 112.000 greco-ciprioti
desaparecidos. La cieca violenza dell’esercito turco ha colpito pure
i ciprioti di religione islamica contrari all’occupazione: 50-60 mila
sono emigrati in Europa e 500 circa risultano desaparecidos. (…)
d) – Le stragi Kurde. La questione Kurda è sorta con la fondazione
nel 1923 della Repubblica Turca. Mustafà Kemal Ataturk ottenne
l’abrogazione del Trattato di Sèvres (10 agosto 1920), che aveva
riconosciuta l’autonomia locale ai Kurdi. Esso fu sostituito dal
Trattato di Losanna (24 luglio 1923), che includeva qualche articolo
riguardante in generale il rispetto delle minoranze senza nominarne
alcuna. Così fu facile a Kemal Ataturk dare il via a provvedimenti
repressivi. Nel 1924 un decreto ufficiale bandì tutte le scuole, le
pubblicazioni e le organizzazioni Kurde. Successivamente una legge
del 1934 approvò un programma di assimilazione dei Kurdi spostandoli
in area a prevalente etnia turca, affiancato da un piano per
turcizzare le zone kurde. A completamento i governi turchi hanno
tenuto bloccato lo sviluppo economico e sociale, così da provocare
più facilmente l’abbandono kurdo delle loro terre per migrare
altrove.

–Boundary_(ID_VXZy9pgyd0qhMELL2WFoXg)–

From: Emil Lazarian | Ararat NewsPress

MFA of Armenia: Minister Oskanian Receives New Czech Ambassador

MINISTRY OF FOREIGN AFFAIRS OF THE REPUBLIC OF ARMENIA
PRESS AND INFORMATION DEPARTMENT
375010 Telephone: +3741. 544041 ext 202
Fax: +3741. .562543
Email: [email protected]:

PRESS RELEASE
02 December 2004

Foreign Minister Oskanian Receives New Czech Ambassador

Josef Vrabets, the newly appointed Ambassador of the Czech Republic to
Armenia (residence in Tbilisi, Georgia), presented a copy of his credentials
to Minister Oskanian on December 2nd.

At the discussion following the protocol ceremony Armenia’s Foreign Minister
congratulated the Czech Ambassador on his appointment and stressed the
importance of further enhancing bilateral relations. In this regard both
sides mentioned the significance of organizing reciprocal visits of foreign
ministers.

Thereafter the parties addressed the involvement of South Caucasus countries
in EU’s “New neighborhood” policy and cooperation in its framework. In this
regard, Czech’s Ambassador assured Minister Oskanian that his country as an
EU member will support Armenia in its European aspirations.

During the meeting, Minister Oskanian briefed the Ambassador on the latest
developments of the Nagorno Karabakh conflict resolution.

Note. Josef Vrabets was born in 1959. He graduated from the eastern studies
faculty of the Prague University and Moscow Asia and Africa Countries
University. He started his diplomatic career in 1985 at the Ministry of
Foreign Affairs of Czechoslovakia and then at the MFA of the Czech Republic.
>>From 1997 till 2002 he served as an Ambassador of Czech Republic to the
Ukraine.

www.armeniaforeignministry.am

MFA of Armenia: Conference on the occasion of the 50th anniversary o

MINISTRY OF FOREIGN AFFAIRS OF THE REPUBLIC OF ARMENIA
PRESS AND INFORMATION DEPARTMENT
375010 Telephone: +3741. 544041 ext 202
Fax: +3741. .562543
Email: [email protected]:

PRESS RELEASE
1 December 2004

Conference on the occasion of the 50th anniversary of the European Cultural
Convention to be held in Vrotslav (Poland) on December 9-11

On December 1st, the bureau of the ministerial envoys of the Council of
Europe nominated the Permanent Representative of Armenia, Ambassador
Christian Ter-Stepanyan, for presidency of the group of rapporteurs of the
Committee of Ministers of the CE on education, culture, sport, youth and
ecology issues. He will present the Committee of Ministers at the
Conference on the occasion of the 50th anniversary of European Cultural
Convention, to be held in Vrotslav, Poland, December 9-11.

Ministers of Culture and Education of the European Cultural Convention
member-states will participate at the Vrotslav conference as well as
representatives from a number of international organizations.

Mr. Sergo Eritsyan, Minister of Education will head the Armenian delegation
at the conference.

A “Vrotslav Declaration” will be approved at the Conference. It will outline
the plan for further cultural cooperation within Europe, as well as for
within the frame of the CE.

www.armeniaforeignministry.am

Historic Maps of Armenia at NAASR

PRESS RELEASE
National Association for Armenian Studies and Research
395 Concord Avenue
Belmont, MA 02478
Phone: 617-489-1610
E-mail: [email protected]
Contact: Marc A. Mamigonian

LECTURE ON HISTORIC MAPS OF ARMENIA

AT NAASR CENTER AND PROVIDENCE, RI

London-based author and map collector Rouben Galichian presented an
illustrated lecture highlighting the creation and contents of his
recently published book Historic Maps of Armenia: The Cartographic
Heritage on December 2, 2004, to a large and enthusiastic audience
at the Headquarters of the National Association for Armenian Studies
and Research (NAASR) in Belmont, MA.

The lecture was the North American launch of the book and the first
of two New England lectures by Galichian. The second, under the
joint sponsorship of NAASR and the Armenian Historical Association
of Rhode Island, will take place on Thursday, December 9, at 7:30
p.m. at the Armenian Euphrates Evangelical Church, 13 Franklin Street,
Providence, RI.

Inspired by Beauty of Maps

Galichian discussed his early interest in maps and mapmaking which
eventually led to the creation of a substantial map collection
of his own and to the book Historic Maps of Armenia. He spoke of
his awe viewing rare maps in the British Library, which houses an
enormous collection, and of his appreciation for the aesthetics of the
maps themselves, many of which he regards as works of art. Indeed,
as Galichian presented slides of more than one hundred of the maps
that appear in his book, some of which represent geography in a way
scarcely if at all recognizable, it was easy to see how one could
view them as artistic creations first and foremost.

He explained that in addition to being motivated by a desire to share
the beauty of maps he wanted to impart to young people some of his own
enthusiasm for the field of cartography and to enkindle an interest
in them.

Maps As Political Tools

Another major motivation, Galichian explained, was political. Maps have
a political and historical importance as they reflect power relations
among nations and convey an image of the world that reflects the view
of those who produce them. Hence, some Turkish and Azeri mapmakers
exclude Armenia from their maps altogether or else minimize it. Many
of the maps Galichian showed, made by Europeans, Turks, Persians,
and others through the centuries, demonstrate the existence of Armenia
as a geographic entity for at least 2,600 years.

Historic Maps of Armenia: The Cartographic Heritage is for sale in
the NAASR bookstore and will be available for signing by the author
at the Providence lecture on December 9.

Special Saturday Holiday Open House

The NAASR Headquarters, including the Armenian Book Clearing House,
will be open on Saturday, December 11, from 11:00 a.m. to 4:00 p.m. for
a special Holiday Open House. These will be the only weekend hours
for the bookstore during the holiday season.

The NAASR Center and Headquarters is located opposite the First
Armenian Church and next to the U.S. Post Office. Ample parking is
available around the building and in adjacent areas.

More information about the lecture in Providence, Historic Maps
of Armenia, or NAASR’s Holiday Open House, is available by calling
617-489-1610, faxing 617-484-1759, e-mailing [email protected], or writing
to NAASR, 395 Concord Ave., Belmont, MA 02478.

None Of Two Presidents Able To Put An End To Karabakh Conflict

NONE OF TWO PRESIDENTS ABLE TO PUT AN END TO KARABAKH CONFLICT

A1 Plus | 20:25:20 | 06-12-2004 | Politics |

Vox Populi center conducted another phone survey questioning 668
Yerevan residents. The question was about who can better solve
Karabakh problem – current president Robert Kocharyan or former
president Levon Ter-Petrossyan.

53 percent of respondents said “none of them” or “it’s difficult
to answer”. 26% of the questioned believe Kocharyan can solve the
problem and 21% said Ter-Petrossyan.

The second question was “do you think as a result of the conflict
settlement we no longer can reckon on better result than in 1997”.

35% said “yes”, 21% agreed partly, 23% said “no” and 21% gave no
answer.

Most of the respondents found military operations resumption between
Armenia and Azerbaijan unlikely. Only 21% of the questioned think
war can resume.

Turkey’s first Armenian museum opens in Istanbul

Turkey’s first Armenian museum opens in Istanbul

Agence France Presse
Dec 6 2004

ISTANBUL, Dec 5 (AFP) – Prime Minister Recep Tayyip Erdogan on Sunday
opened the first museum in Turkey dedicated to the country’s Armenian
minority, which he said would help dispel accusations that genocide
was committed against Armenians under Ottoman rule.

“This museum will throw light on history for current and future
generations,” Erdogan said at the opening ceremony of the museum
inside a 175-year-old Armenian hospital in Istanbul.

“Anyone who casts an eye on the pieces in this museum will get a
straight look at our common history,” he said.

Erdogan was referring to Armenian accusations that up to 1.5 million
of their kinsmen were massacred in orchestrated killings nine decades
ago under the Ottoman Empire, the predecessor of modern Turkey.

Turkey categorically rejects claims of genocide and says 300,000
Armenians and thousands of Turks were killed in civil strife as the
Ottoman Empire fell apart, with Armenian rebels siding with invading
Russian troops.

“Instead of allowing (museum) pieces such as this to throw light
on history, facts are being distorted through speculation and
disinformation,” Erdogan said.

The Turkish leader said Turks and Armenians had lived peacefully in
the region for centuries and pledged that his government would watch
over the rights of the Armenian minority.

“As the prime minister of this country, I deem it a duty to protect
the rights of these citizens along with others and to stand by them
in good times and bad”, Erdogan said.

Turkey, an aspiring candidate for membership of the European Union,
is under pressure from the 25-nation bloc to enable its recognized
minorities and the Kurds to fully exercise their rights.

Turkey, basing itself on the terms of the Lausanne Treaty of 1923,
recognizes only non-Muslim Turks — Armenians, Greeks and Jews —
as minorities, but not the more than 13 million Kurds living in
the southeast.

BAKU: OSCE FMs council sitting commences in Sofia

OSCE FOREIGN MINISTERS COUNCIL SITTING COMMENCES IN SOFIA
[December 06, 2004, 23:26:24]

AzerTag, Azerbaijan
Dec 6 2004

The 12th sitting of the OSCE Foreign Ministers Council has commenced
in Sofia, 6 December. Delegation of Azerbaijan led by foreign
minister Elmar Mammadyarov attends the action.

On the eve, a meeting of the foreign ministers of Azerbaijan and
Armenia with participation of the OSCE MG co-chairs was held in
Sofia. Discussed were a number of questions connected to settlement
of the Armenia-Azerbaijan, Nagorny Karabakh conflict, and stressed
necessity of active and efficient continuation of the negotiation
process in the near future. Starting from this, there was reached
agreement to hold next round of meeting in format of Prague meeting
of the foreign ministers of Azerbaijan and Armenia during forthcoming
meeting of the ministers of NATO Euro-Atlantic Partnership Council on
9 December in Brussels. In the Sofia meeting, also was discussed the
question initiated by the Azerbaijan side on sending a fact-finding
mission of OSCE to the region connected to illegal replacement of
population in the occupied territories.

Speaking on the first day of meeting, foreign minister of Azerbaijan
Elmar Mammadyarov attracted attention of participants to the
Armenia-Azerbaijan, Nagorny Karabakh conflict. He, in particular,
said that Armenia, attempting to strengthen sequences of its military
aggression in the occupied Nagorny Karabakh region of the Azerbaijan
Republic, pursues active policy of replacement of population in the
occupied territories, which is contradicts international humanitarian
law. This especially contradicts the 1949 Geneva Convention. He also
stated that Azerbaijan adheres peaceful settlement of the problem in
the frame of international legal principles and norms, relevant
resolutions of the UN Security Council, and documents of OSCE. He
noted that Azerbaijan stands ready to normalize the relations with
Armenia, but Armenia should observe international legal and
democratic principles and not base on the realities it gained by
force and territorial claims. The Minister, positively assessing the
Prague meetings, expressed his concern with illegal re-settlement of
population in the occupied territories that seriously impedes the
negotiation process and called on the OSCE to make its contribution
in settlement of the problem.

In the frame of sitting, Minister Elmar Mammadyarov has held meetings
with the EU commissioner on foreign relations and European
Neighboring Policy Ms. Benita Ferrero-Waldner, OSCE Democratic
Institutions and Human Rights Bureau director Christian Stroghal,
special envoy of the OSCE Chairman-In-Office on Armenia-Azerbaijan
conflict Phillip Dmitrov, as well as heads of the delegations of
Turkey, Belgium, Austria and Greece.

The 12th sitting of the OSCE ministerial Council will continue on 7
December.

On this day – 12/07 – Earthquake in Armenia

Melbourne Herald Sun, Australia
Advertiser, Australia
The Mercury, Australia
Dec 7 2004

On this day: 07dec04

1988 – Huge earthquake in Soviet Armenia claims at least 25,000
lives.

1815 – France’s Marshal Ney is shot after a treason trial for aiding
Napoleon Bonaparte at Waterloo.
1841 – Edward John Eyre arrives in Albany, Western Australia, after
first crossing of the Nullarbor Plain.
1858 – French and Spanish announce blockade of Cochin, China.
1889 – Gilbert and Sullivan’s comic opera The Gondoliers premieres in
London.
1895 – Ethiopians defeat Italians at Ambia Alagi, Abyssinia.
1901 – England and Italy agree on settling Sudan frontier.
1907 – Commonwealth and South Australia agree on the transfer of
Northern Territory to the Commonwealth.
1921 – Austria and United States resume diplomatic relations.
1922 – Northern Ireland votes for nonalignment in Irish Free State.
1940 – The British attack larger Italian forces in Libya by surprise,
capturing 40,000 prisoners in three days.
1941 – Japanese planes attack the US Pacific fleet at Pearl Harbor,
Hawaii, destroying many aircraft and ships and precipitating the US
declaration of war on Japan.
1949 – Nationalist government of Generalissimo Chiang Kai-shek,
fleeing the Communist takeover of mainland China, establishes its
seat of government in Taiwan.
1952 – Riots break out in French Morocco.
1953 – David Ben-Gurion resigns as premier of Israel.
1965 – Pope Paul VI and ecumenical patriarch Athenagoras I of
Istanbul abolish the mutual excommunications of 1054 that split
Christianity into Catholic and Orthodox.
1970 – East Pakistan-based Awami League wins a majority government in
Pakistan’s general elections. In response, President Agha Mohammed
Yahya Khan suspends the government, triggering widespread rioting in
East Pakistan, now Bangladesh. Deep divisions between East and West
Pakistan lead to civil war.
1971 – Unmanned Soviet space capsule sends back radio and television
signals from planet Mars.
1972 – Imelda Marcos, wife of Philippines’ President Ferdinand
Marcos, is slashed during public ceremony in Manila by man who is
killed at the scene.
1974 – Archbishop Makarios returns to Cyprus after five months in
exile, and says he will pardon those who plotted his overthrow.
1975 – Indonesia invades East Timor.
1988 – Soviet President Mikhail Gorbachev, at United Nations,
announces unilateral reduction of his country’s troops, tanks, combat
aircraft and artillery; Huge earthquake in Soviet Armenia claims at
least 25,000 lives.
1989 – Republic of Lithuania abolishes constitutional guarantee of
communist supremacy and legalises multiparty system.
1990 – GATT talks among 107 nations are suspended after failure to
end impasse between US and EC over reductions in farm subsidies.
1992 – The Indian Government announces a ban on fundamentalist groups
after more than 200 Muslim and Hindus are killed and a Muslim shrine
in Ayodhya is demolished.
1993 – Ivory Coast President Felix Houphouet-Boigny, Africa’s
longest-serving ruler, dies.
1994 – PLO chairman Yasser Arafat pledges to protect Israelis from
militant Islamic terrorists and insists that all Palestinians on the
West Bank and in Gaza respect his authority as “the law.”
1994 – President Sam Nujoma’s ruling South-West Africa People’s
Organisation wins more than two-thirds of the vote in Namibian
national elections.
1995 – Australian Federal Court finds Aboriginal Affairs Minister
Robert Tickner failed to follow due process in placing a 25-year ban
on the Hindmarsh Island Bridge.
1995 – A probe from the Galileo spacecraft enters the gases of
Jupiter’s atmosphere and sends back 75 minutes of data before it
disintegrates.
1996 – After nearly 18 days aloft, Columbia and its astronauts return
to Earth, ending the longest space shuttle flight ever.
1997 – One Austrian and two American skydivers are killed when their
parachutes fail to open over the South Pole.
1998 – President Boris Yeltsin rouses himself from his sickbed for
three hours, fires several of his top aides and then returns to a
Kremlin hospital where he is recuperating from pneumonia.
1999 – A teenage student apparently bent on revenge opens fire inside
a high school in the Netherlands, wounding a teacher and four
students in the first school shooting in Dutch history.
2000 – Activists protesting near a European Union summit in Nice,
France, set fire to a bank and attack fire services when they arrive
to put out the blaze. Many arriving leaders wipe tears from their
eyes after officials sprayed tear gas at protesters.
2001 – A consortium of philanthropic foundations announces an
initiative to provide treatment for an estimated 2.5 million pregnant
women infected with HIV in sub-Saharan Africa.
2001 – Americans hold services on the 60th anniversary of the Pearl
Harbor attack.
2002 – Iraq turns over to United Nations weapons inspectors a
document detailing its weapons of mass destruction programs and
industries with military applications, as required by a November UN
Security Council resolution.
2002 – Miss Turkey, Azra Akin, wins the Miss World competition
relocated to London from Nigeria. This followed the death of more
than 200 people in violence between Nigerian Christians and Muslims,
sparked by a newspaper article viewed by many Muslims as blasphemous.

2003 – Commonwealth leaders uphold their 18-month suspension of
Zimbabwe after tense debate that threatens to split Western and
developing-world members – and Zimbabwe, snubbed, withdraws from the
bloc of Britain and its former colonies. Commonwealth heads of state
declare Mugabe’s outcast status would stand until he made demanded
human rights and democratic reforms in his increasingly troubled
southern African nation.

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