KAREKIN II CATHOLICOS: “STRENGTHENING OF ARMENIAN-CHINESE RELATIONS IS BILATERALLY BENEFICIAL”
Noyan Tapan
Oct 23 2006
YEREVAN, OCTOBER 23, NOYAN TAPAN. Karekin II Supreme Patriarch and
Catholicos of All Armenians received on October 21 the delegation
headed by Syu Stzialu, the Deputy Chairman of the Standing Committee
of the All-China Assembly of People’s Representatives of the People’s
Republic of China, accompanied by the Tzso Syuelian, the Ambassador of
the People’s Republic of Armenia to the RA. At the meeting His Holiness
expressed satisfaction with the relations between Armenia and China,
becoming year by year stronger and closer, mentioning that their roots
go to the early Middle Ages. His Holiness expressed confidence that
strengthening of those relations will be bilaterally beneficial. Syu
Stzialu, in his turn, expressed confidence that this visit will
have a positive influence on the future cooperation between the two
countries. According to the information submitted to Noyan Tapan
by the Information Services of the Mother See of Holy Etchmiadzin,
they spoke at the meeting about tolerance and respect towards other
religions in China, peaceful religious community.
Armenia: Ready For Compromise Over Nagorno Karabakh
ARMENIA: PRONTI A UN COMPROMESSO SU NAGORNO KARABAKH
ANSA Notiziario Generale in Italiano
October 18, 2006
INCONTRO SOTTOSEGRETARIO CRUCIANELLI-MINISTRO DIFESA ARMENO
(ANSA) – EREVAN, 18 OTT – “Noi ci consideriamo Europa” e siamo pronti
a un compromesso sul Nagorno Karabakh con l’Azerbaigian: ha esordito
cosi’ Serge Sarkisian, ministro della Difesa e presidente del Consiglio
di Sicurezza nazionale armeno, nel colloquio avuto oggi a Erevan con
il sottosegretario agli Esteri Famiano Crucianelli in visita nel paese.
Sarkisian punta ad un rapporto sempre piu’ stretto non solo con
l’Europa ma anche con la Nato, che vada oltre l’ ‘Individual
partnership action plan’ firmato nel 2005. Erevan e’ pronta a
collaborare con l’alleanza atlantica, e anche bilateralmente con
l’Italia – ha sottolineato il ministro della Difesa – sul fronte
dell’addestramento militare e della riforma dell’esercito.
Apprezzamento, da parte armena, e’ stato espresso per le missioni di
peace-keaping italiane, considerate tra le piu efficaci nel mondo. E
a questo proposito si e’ parlato anche della missione italiana in
Libano dove, tra l’altro, c’e un’importante comunita’ armena.
Disponibilita’ a soluzioni di compromesso, da parte del numero
due armeno, sul territorio conteso del Nagorno Karabakh, enclave
in territorio azzero abitata da armeni che tra il 1988 e il 1994 ha
provocato un conflitto in cui sono morte 35 mila persone. E ha trovato
“interessante” un’ipotesi – di cui ha discusso con Crucianelli – che
potrebbe essere utilizzata: e’ la formula concordata internazionalmente
per il Kosovo, una sorta di indipendenza con sovranita’ limitata
e garanzie internazionali sulla multietnicita’. Anche se, molti dei
paesi con conflitti territoriali “congelati”, e quindi anche l’Armenia,
aspettano la fine dell’anno, quando dovra’ essere presa una decisione
per il Kosovo.
Una cosa e’ certa, per il governo armeno e’ meglio un buon
compromesso che la situazione attuale di stallo: il ministro della
Difesa ha difatti espresso a Crucianelli la sua “preoccupazione”
che l’assenza di un compromesso possa aprire la strada a un atto di
forza dell’Azerbaigian. (ANSA).
31 Ra Scientific Institutions Join Information "Scientific Net"
31 RA SCIENTIFIC INSTITUTIONS JOIN INFORMATION “SCIENTIFIC NET”
Noyan Tapan
Oct 23 2006
YEREVAN, OCTOBER 23, NOYAN TAPAN. 31 universities, scientific-research
centers and scientific organizations of Armenia joined the information
“Scientific Net,” which has been operated since 2004 by the National
Foundation of Science and Advanced Technologies (NFSAT). NFSAT Chairman
Haroutiun Karapetian informed the Noyan Tapan correspondent about
it. In his words, the quickly operating and high-quality net between
scientific institions places in Yerevan, Gyumri, Ashtarak and Byurakan
is provided mainly by the optics-fibre net which the ARENA center
functioning within the NATO “Virtual Silk Highway” draft as well as
powerful computer resources centers existing in Armenia are joined.
The NFSAT Chairman also stated that the “Scientific Net” was formed
within the framework of programs on development of scientific
infrastructures being implemented by the foundation. In his words,
as a result of the hold competitions, 12 grants of the total value of
800 thousand dollars were given to the RA scientific institutions. It
was spent on getting modern research equipment for general usage.
Armenia: Museo Del Genocidio, Una Fiamma Per Ricordare/ANSA
ARMENIA: MUSEO DEL GENOCIDIO,UNA FIAMMA PER RICORDARE/ANSA
dell’ inviata Eloisa Gallinaro
ANSA Notiziario Generale in Italiano
18 ottobre, 2006
CAPO CHIESA ARMENA,SENZA AMMISSIONI TURCHIA SEMPRE IN PERICOLO
(ANSA) – EREVAN, 18 OTT -‘Mets Eguer’n’, il grande crimine: cosi’
gli armeni hanno definito per anni lo sterminio di un milione e mezzo
di persone da parte dei turchi tra il 1915 e il 1923. Il termine
genocidio non c’era ancora. Sarebbe nato insieme all’ Olocausto,
e solo dopo e’ stato usato anche per gli armeni: ma in molti, all’
estero, hanno continuato ad ignorare “il grande crimine”, prima che la
decisione francese di punire per legge, come reato, la negazione del
genocidio armeno, scatenasse in mezzo mondo rivendicazioni e polemiche.
In Armenia il negazionismo non e’ nemmeno preso in considerazione e il
ricordo e’ doloroso: tra i quattro milioni di persone che vivono nella
piccola repubblica ex sovietica quasi tutti hanno perso congiunti
e hanno avuto famiglie decimate in quei terribili anni a cavallo
della Prima guerra mondiale. C’e chi ne parla in maniera ferma, ma
sommessa, come il viceministro degli Esteri Armen Baiburtian, che
vorrebbe vedere riaperti quei confini che la Turchia tiene chiusi,
strangolando economicamente il Paese. E chi lo grida forte, come il
Catholicos Gareghin II, capo spirituale di tutti gli armeni.
A parlare per tutti, senza retorica, e’ il Museo del genocidio,
spartano memoriale in cemento grigio che domina Erevan dalla ‘Fortezza
delle rondini’, una collinetta alla periferia sud-ovest della capitale
armena. Accanto alla fiamma eterna, che arde al centro di un cerchio
delimitato da lastroni ricurvi, come a proteggerla, uno spiazzo erboso
ospita le targhe che ricordano i visitatori illustri. Vicino a ogni
targa un piccolo abete. C’ e’ quella di Romano Prodi, venuto qui il
19 settembre 2004 da presidente della Commissione europea. Quella
di Papa Giovanni Paolo II, giunto in pellegrinaggio il 26 settembre
2001, che ricorda “come i figli e le figlie di questa terra hanno
sofferto”. E quella, recentissima, del presidente francese “Jacques
Chirac e Signora”, passati qui il 30 settembre 2006.
Altre lapidi, allineate lungo un muro, celebrano i ‘Giusti’, come
Anatole France; come l’ italiano Giacomo Gorrini, dal 1911 al 1915
Console d’ Italia e Trebisonda e testimone oculare dei massacri,
denunciati in un’ intervista al Messaggero il 25 agosto 1915; come l’
ambasciatore americano in Turchia Henry Morgenthau, ebreo, che il 10
luglio 1915 scrive in un telegramma da Costantinopoli al segretario
di Stato che “le persecuzioni degli armeni hanno raggiunto limiti
senza precedenti”.
Come l’ appello di Papa Benedetto XV, datato 10 settembre 1917,
a Mohammed V Sultano degli Ottomani perche faccia qualcosa: il
documento originale e’ stato donato al museo e portato personalmente
da Papa Woytila.
All’ interno del museo, oltre ai documenti, le gigantografie dei
massacri: gli impiccati nella piazza di Aleppo nel 1916, il corpo
scheletrico di una donna e dei suoi due bambini morti di fame nel
deserto siriano di Ras-el-Ain, i teschi ammucchiati, gli orfani nel
deserto della Mesopotamia nel 1917.
Immagini uguali a quelle piu’ note della Shoah, “contro l’ oblio e
per la memoria”, come ricorda la ragazza che ci fa da guida.
Il panorama, di fronte al Museo del genocidio, e’ mozzafiato: il
massiccio dell’ Ararat coperto di neve e’ a soli 30 chilometri, ma e’
oltre il confine sigillato, in territorio turco. E gli armeni devono
accontentarsi di una gloria nazionale dallo stesso nome: il pregiato
cognac Ararat, uno dei preferiti da Winston Churchill.
Non lontano da qui, nella evocativa Santa Sede di Echmiadzin, il
Catholicos Gareghin II fa sentire senza esitazione la sua voce:
“L’ Armenia e’ pronta ad aprire le frontiere con la Turchia senza
condizioni. E’ la Turchia che pone condizioni: che il Nagorno Karabahk
resti azero e che l’ Armenia rinunci a denunciare il genocidio. Noi
non possiamo cedere su questi due punti. Fino a quando i turchi non
riconosceranno la responsabilita’ del genocidio, il popolo armeno
vivra’ nel pericolo di diventare di nuovo vittima di una azione
simile”.
Nel monumentale edificio che ospita il ministero degli Esteri, nella
centralissima Respubliki Plosciadi, il vice ministro degli Esteri
Armen Baiburtian scandisce: “La Turchia ha rifiutato di stabilire
relazioni diplomatiche con noi, tiene i confini chiusi. Ma se vuole
arrivare a far parte dell’ Unione europea deve rispettare le minoranze,
i vicini, le nazioni piu’ piccole.
E’ importante riconoscere l’ identita’ del mio Paese e il genocidio
fa parte di questa identita'”. (ANSA).
=?unknown?q?Turqu=EDa?= Acusa A Francia De Violar La Libertad De Exp
TURQUíA ACUSA A FRANCIA DE VIOLAR LA LIBERTAD DE EXPRESION
Ricardo M. De Rituerto
El Pais, España
17 octubre 2006
Andalucía Edicion
Turquía, profundamente irritada por el continuo rechazo frances,
rematado con el proyecto de ley que condena la negacion del genocidio
armenio, devolvio ayer la pelota y acuso a Francia de violar los
principios de Copenhague, entre los que se incluye la libertad de
expresion. El ministro turco de Asuntos Exteriores, Abdula Gul, apunto
que su país quiere acabar con el delito de “denigrar a la identidad
turca”, por el que fue procesado el premio Nobel Orhan Pamuk, porque
no quiere cometer los mismos errores que Francia.
A Turquía se le echa encima el tiempo para hacer un gesto sobre su
cumplimiento de los compromisos adquiridos con la UE, en especial el
abrir sus puertos y aeropuertos al comercio de Chipre (miembro de la
Union cuya existencia no reconoce), sin que haya habido avances. La
cerrazon turca se ve acicateada por actitudes de repudio como la de
Francia. El proyecto de la Asamblea Nacional francesa de sancionar
a quienes niegan la matanza de armenios en el imperio otomano
“va contra los criterios de Copenhague”, según Gul. Los criterios
fueron establecidos en 1993 y son de obligado cumplimiento para los
candidatos a la adhesion. Francia, vino a decir Gul, no es quien para
dar lecciones de democracia.
“No queremos cometer los mismos errores que Francia, queremos que
en Turquía se puedan expresar todas las ideas”, respondio Gul a la
pregunta sobre cuando desaparecera del Codigo Penal turco el artículo
301 que condena “denigrar la identidad turca”.
–Boundary_(ID_44G7m7RU/aFXnvsd/RSAz Q)–
Only Winds Outside There And One Man – The Instructor
ONLY WINDS OUTSIDE THERE AND ONE MAN – THE INSTRUCTOR
Lragir.am
23 Oct 06
The actions of the leaders of the Republican Party make think that
separate leaders of the party pursue separate aims. While the core,
the traditional part of the political party is busy solving the problem
of giving up or nor giving up Hakob Hakobyan with the president of the
Republic, and worrying why Tigran Torosyan is tenaciously denigrated,
and Andranik Margaryan is televised all over Armenia and the Diaspora
while addressing the empty hall in Paris, the “partest” of the
“extended” part of the Republican Party Serge Sargsyan is engaged
in foreign policies and takes no interest in the problems of the
Republican Party and the domestic issues generally, or he shows that
he is not interested. Well, if the foreign minister of the country has
assumed the functions of the minister of agriculture, and is thinking
on developing rural communities, particularly the border villages,
in other words, the defense of the border, which is basically the
function of the defense minister and the secretary of state security,
it is natural that the defense minister of the country should attend
to foreign policies.
The problem is why the state of things in the system of government
has become mixed to a degree that it is not clear “what function is in
which portfolio”. Certainly, it is already considerable progress that
the ministers have started doing something, even though it is others’
business. On the other hand, it is worrying that they do not do their
own job. This may mean that despite having occupied high-ranking
government posts for so long they do not know what their job is, and
when they start doing something, they mix up their work and others’
work. Meanwhile, the goals are never mixed up, and none of them has
so far “mixed their own wheat with the public wheat”. And if they
did not mix up the goals, it is also natural that whatever they do is
not by mistake, and if from the point of view of the logic of state
government it is simply strange when a minister does another minister’s
job, everything appears highly orderly as soon as it is viewed from the
aspect of personal aims. Either the defense minister Serge Sargsyan no
longer relies on victory in the parliamentary election, or he thinks
that he has already won this election and is already attending to
the presidential election. Otherwise, it is difficult to explain why
the defense minister has recently started appearing in the external
light. For instance, he soon stopped his tour with the chess players
in the regions of Armenia and flew Moscow. Besides, the defense
minister suddenly awarded a medal to the head of the OSCE Yerevan
office. Besides, he met with the deputy foreign minister of Italy.
Another nuance. When the foreign minister of Georgia was in Armenia
on an informal, we may even say a “secret” visit some days ago,
Serge Sargsyan organized the meeting of the Georgian minister with
his Armenian counterpart at dinner. Probably, the contrary would be
logical that Vardan Oskanyan organized the meeting of his Georgian
counterpart with the defense minister of Armenia, let alone why such
necessity would occur if the country has a foreign minister. Most
probably, Vardan Oskanyan disliked this incident as well, because
he admitted publicly that the information about the secret visit of
Bejuashvili was true and revealed the truth about the invitation of
Serge Sargsyan to dinner, to show that first despite his assertions
Serge Sargsyan sometimes breaks the subordination, and second he is not
likely to connive with the shade “power” of the minister of defense.
But Serge Sargsyan would not be Serge Sargsyan if he did everything
in such a simple manner and did not think up the culmination,
at the same time staying in a demonstrative distance. The foreign
political “hobby” of the defense minister, as we could observe,
skillfully avoided the American direction. On October 22, however,
it became known from the H1 Channel that the defense minister had
built the entire “game” on the principle of the “American gambit”,
and what is more, he would not appear on the screen.
Meanwhile, an analyst was seen on the screen, who appeared as an
instructor of the American army and with the name Richard Kirakosyan.
And this Diasporan analyst, who speaks English in every seminar,
all of a sudden decided to announce with an English accent and in
broken Armenian that after the fruit and flower revolutions the United
States realized that stability is important of all, and considers
Serge Sargsyan the best figure, who would guarantee stability in
Armenia. Of course, it is not known whether the United States had
told this to Richard Kirakosyan personally or got someone inform the
analyst on his way to Armenia on board of the plane.
It is not even important. After all, it is not important whether
Richard Kirakosyan is telling the truth or is simply making
suggestions. It is important that the election campaign of a candidate
starts a year and a half to go before the presidential election, and
what is more, it is launched by a citizen of another country, though
Armenian by origin. On the other hand, this shows why the defense
minister has his hands off the domestic problems, and does not even
interfere with the affairs of the Republican Party, even though the
Republicans are longing for the fruits of the process since July 22,
when the defense minister, who was elected chair of the council of
the Republican Party, made a promise.
Apparently, the minister of defense no longer relies on support from
the inside. If he relied one someone inside, he would not need support
from the outside. If the Armenian society preferred Serge Sargsyan,
there would be no necessity for a foreign analyst to announce on the
channel belonging to the same society who the preferable presidential
candidate is or who would be a worthy guarantor of stability. When the
time comes, the society will say who they prefer, of course, if this
analyst is patient enough to stay in Armenia until that time. After
all, he is a busy man, an instructor of the American army, although
he has decided out of the air that he can also try to “instruct”
the Armenian society.
Chirac Se Disculpa Ante =?unknown?q?Turqu=EDa?= Por La Ley Que Casti
CHIRAC SE DISCULPA ANTE TURQUíA POR LA LEY QUE CASTIGA LA NEGACION DEL GENOCIDIO ARMENIO
Octavi MartÍ
El Pais, España
16 octubre 2006
Andalucía Edicion
La normativa genera protestas en Estambul y Ankara y el boicoteo de
productos franceses
Jacques Chirac, presidente de la República francesa, llamo por
telefono el pasado sabado al primer ministro turco, Recep Tayyip
Erdogan. Chirac se excuso por la ley aprobada por los diputados
franceses -pendiente de ratificacion por el Senado- que convierte
en delito la negacion de la existencia de un genocidio contra los
armenios. Aunque Chirac tildo la ley de “innecesaria e inoportuna”,
al mismo tiempo insistio en que Turquía tiene que revisar su pasado y
asumir su responsabilidad historica en la muerte de miles de armenios
en 1915, según fuentes oficiales.
Chirac, según declaro un miembro del gabinete de Erdogan,fue mas
lejos en sus palabras y se comprometio a “hacer todo lo que este en
su mano para reorientar el proceso” de ratificacion de la ley.
La colonia armenia en Francia -estimada en unas 500.000 personas- ha
celebrado que las consecuencias legales del negacionismo del genocidio
de que fue víctima su pueblo sean identicas a las vigentes en los
casos en que se niega la existencia de los campos de exterminio nazis.
No obstante, este regocijo no fue acompañado por la gran mayoría de los
medios de comunicacion y por muchísimos políticos -la ley fue aprobada
con la presencia de menos de un tercio de los diputados en la Asamblea
Nacional-, que lamentan que la representacion parlamentaria nacional
“se empeñe en convertir la verdad historica en material legislativo”.
En Ankara y en Estambul la protesta popular no ha movilizado multitudes
pero inquieta. Las estaciones de gasolina de la petrolera francesa
Total han sido objeto de boicot y un diputado conservador ha solicitado
que su coche oficial deje de ser un Peugeot.
En algunos supermercados los productos franceses han desaparecido de
los estantes y el consulado frances en Estambul fue atacado por unos
400 manifestantes que lanzaban huevos contra la fachada.
Los intercambios comerciales entre ambos países aportan a Francia
unos 4.700 millones de euros anuales, apenas un 1,5% de su comercio
exterior. Mas importante para Francia es que, a raíz de una crisis
estrictamente ideologica, pueda perder algunos contratos públicos
importantes, como el de la construccion de centrales nucleares entre
2010 y 2020, contratos a los que aspira la sociedad Areva.
Por otra parte, la posicion turca difícilmente puede radicalizarse
sin poner en peligro las negociaciones de Ankara para que su país sea
admitido en la UE. Para Chirac, que durante años parecía partidario
del ingreso de Turquía en la UE, el genocidio de los armenios se
ha convertido en una piedra de toque que le evita tener que seguir
defendiendo una posicion que se ha revelado impopular entre la derecha.
Hace quince días, en Erevan (Armenia), Chirac repetía que “Ankara
tiene que reconocer su responsabilidad en el genocidio armenio de 1915”
y ponía ese gesto como “una condicion previa” al ingreso turco en la
Union Europea.
–Boundary_(ID_O4Epeb/TrzbeyIUmBlV1OA)–
Armeniens Energiesektor Hofft Auf Deutschland
ARMENIENS ENERGIESEKTOR HOFFT AUF DEUTSCHLAND
Bundesagentur fur Außenwirtschaft
bfai – Lander und Markte
20. Oktober 2006
Gute Zusammenarbeit mit deutschen Firmen / Kooperation bei erneuerbaren
Energien gewunscht / Von Waldemar Lichter
(abs)Erewan (bfai) – Armenien will die gute Zusammenarbeit mit
deutschen Unternehmen im Energiesektor weiter ausbauen und auf
weitere Felder ausdehnen. Das Land ist sowohl an Investitionen als
auch an Lieferungen von Ausrustungen und Technologien aus Deutschland
interessiert. Dabei geht es nicht nur um die Modernisierung und den
Ausbau der traditionellen Energieerzeugung und -ubertragung. Ein großes
Potenzial sieht die armenische Regierung bei der Nutzung erneuerbarer
Energiequellen. (Kontaktanschriften)
(abs)
“Der Energiesektor zahlt zu denjenigen, in dem wir die allerbesten
Beziehungen zu Deutschland haben”, sagt Areg Galstyan, stellv.
Minister fur Energie Armeniens. Ob von Siemens oder den deutschen
Ablegern von ABB und Alstom – in den Kraftwerken, Stromnetzen und
Industrieanlagen des Landes steckt einiges, was aus Deutschland
stammt. Zu einem bedeutenden Teil ist das den Hilfsleistungen der
Bundesregierung an Armenien zu verdanken. Im Rahmen der finanziellen
Zusammenarbeit (FZ) flossen rd. 56 Mio. Euro in diverse Maßnahmen im
armenischen Energiesektor – etwa ein Drittel der gesamten deutschen
FZ-Hilfe an das Land.
Die Aussichten, dass deutsche Unternehmen ihre starke Position auch
in Zukunft behalten werden, stehen nicht schlecht. Armenien hat im
Energiesektor einiges vor, und Deutschland ist dabei im konventionellen
Bereich wie auch bei erneuerbaren Energien ein gefragter Partner. “Wir
werden auch kunftig gemeinsame Projekte durchfuhren”, meinte Galstyan
vor Vertretern einer Unternehmerdelegation aus Deutschland, die vom
9.10. bis 12.10.06 Armenien besuchte. Die Delegationsreise wurde im
Auftrag des Bundesministeriums fur Wirtschaft und Technologie (BMWi)
in Zusammenarbeit mit dem Ostausschuss der Deutschen Wirtschaft
durchgefuhrt und von der Commit GmbH organisiert.
Das großte Zukunftsvorhaben Armeniens ist der Bau eines neuen
Kernkraftwerks mit einer Leistung von 1.000 MW. Die Anlage soll das
aus den 70er Jahren stammende Kernkraftwerk in Medzamor ersetzen,
das bis 2016 vom Netz genommen werden soll. Schon heute deckt die
Kernkraft rd. 40% des Strombedarfs des Landes. Bis 2025/30 sollen
es 50% werden. Der Strom des neuen Kernkraftwerkes soll dann nicht
nur den eigenen Bedarf decken helfen. Einen Teil hofft Armenien zu
exportieren – etwa in das ebenfalls an Energieknappheit leidende
Nachbarland Georgien.
Dass das neue Kernkraftwerk tatsachlich gebaut werden wird, daran
lasst Galstyan keinen Zweifel. “Entweder machen es die Europaer,
oder es tun die Russen”, sagt der Vizeminister. Die Nutzung der
Kernkraft ist zwar auch in Armenien nicht unumstritten. Aus Sicht der
armenischen Regierung gibt es dazu jedoch keine Alternative. Denn
fossile Energietrager sind hier kaum vorhanden. Wasserkraft und
andere erneuerbare Energiequellen reichen nicht aus, um die eigene
Energiesicherheit zu gewahrleisten.
Wahrend der Anteil der Kernkraft steigen wird, wird das Gewicht
fossiler Energietrager (vor allem Erdgas) sinken. Derzeit erzeugen
Warmekraftwerke 30% des armenischen Stroms. Bis 2025/30 soll dieser
Anteil auf nur noch 15% reduziert werden. Damit wird einerseits die
Abhangigkeit von den aus politischen Grunden unsicheren Bezugen von
Erdgas vermindert werden. Andererseits wird das Gas fur den Ausbau der
großflachigen Versorgung der armenischen Bevolkerung (“Gasifizierung”)
benotigt.
Die Sicherung und Diversifizierung von Erdgasbezugen wird deshalb
auch in Zukunft fur Armenien von strategischer Bedeutung bleiben.
Bisher kommt das Gas nur aus dem Norden – aus Russland – uber eine
Pipeline, die uber den unruhigen Nordkaukasus und Georgien fuhrt.
Ende 2006 wird ein wichtiger Teilabschnitt einer neuen Pipeline aus
dem Iran in die sudarmenische Stadt Kajaran in Betrieb genommen. Uber
diese konnen nach Angaben von Galstyan rd. 500 Mio. cbm – ein Viertel
des armenischen Gasbedarfs bezogen werden. Benotigt wird nun ein
weiterer Abschnitt von 250 km Richtung Norden. Fur das rd. 100 Mio.
US$ schwere Projekt wurde seit langerer Zeit ein Partner gesucht –
ohne Erfolg. Nun seien die Russen bereit, sich daran zu beteiligen.
Russland spielt in Armenien nicht nur bei der Erdgasversorgung
(Beteiligung am lokalen Gasversorger ArmRosgazprom: 45% Gazprom und
10% Itera), sondern auch im Stromsektor eine entscheidende Rolle. Das
Stromnetz (fruher Midland Ressources Holding) gehort seit kurzem
einer Tochter der russischen Holding RAO EES. Vor drei Jahren ubernahm
Russland ferner das Warmekraftwerk Razdan (vier Blocke) als Ausgleich
fur ausstehende armenische Schulden. Den funften Block von Razdan
(300 MW) wird jetzt der russische Gaskonzern Gazprom fertig stellen
und dort eine Dampf-Gas-Turbine installieren.
Mit japanischem Geld (Japan Bank for International Cooperation)
wird das zweitgroßte Warmekraftwerk des Landes Erewanskaja TEZ
modernisiert. Alte Anlagen werden dort schrittweise vom Netz genommen
und neue in Betrieb gesetzt. Im Jahr 2007 soll mit dem Bau des ersten
neuen Blocks von 207 MW (“combined cycle”) begonnen werden.
Im Bereich erneuerbare Energien, deren Anteil an der Stromerzeugung
von derzeit 30% bis 2025/30 auf 35% steigen soll, wird die Wasserkraft
den großten Anteil haben. Nach Angaben von Galstyan sind drei neue
Kraftwerke geplant. Eines soll am Fluss Aras an der Grenze mit dem Iran
entstehen. Derzeit wird mit iranischen Firmen uber die Finanzierung
und den Bau der Anlage verhandelt. Ein weiteres Kraftwerk soll im
Distrikt Lori im Norden (65 MW) entstehen. Dafur will die KfW rd. 12
Mio. Euro aus Mitteln der Finanziellen Zusammenarbeit und Eigenmittel
zur Verfugung stellen. Das dritte Wasserkraftwerk (50 MW) soll in
Shnogh (Distrikt Lori) entstehen und komplett von einem privaten
Investor realisiert werden.
Vorangetrieben werden soll die Modernisierung von kleinen
Wasserkraftwerken mit bis zu 10 MW. Die KfW stellt fur das Projekt
6 Mio. Euro zur Verfugung, die als “weiche” Kredite ab 2007 von
ausgewahlten Banken an private Investoren vergeben werden sollen. Mit
der technischen und kaufmannischen Beratung sind das deutsche
Unternehmen Lahmeyer International und die Sparkassenstiftung
fur Internationale Zusammenarbeit beauftragt worden. Ein großes
Wasserkraftprojekt hat die KfW bereits in den Jahren 1997 bis 2003
mitfinanziert. Fur die Rehabilitierung des Kraftwerks Kanaker sind
aus FZ-Mitteln 18 Mio. Euro zur Verfugung gestellt worden.
Neben der Wasserkraft mochte die armenische Regierung jedoch auch
die Windkraft, die Solar- und die geothermische Energie anzapfen. Im
Bereich Solarenergie verfugt das Land allerdings bisher uber keine
ermutigenden Erfahrungen, so Galstyan. Windenergie wird bisher nur von
einer einzigen Anlage im Norden (Ausrustungen von Vestas) in einem
armenisch-iranischen Projekt (“Puschkin-Park”; vier 560 kW-Anlagen)
genutzt. Doch das Potenzial, vor allem bei der Nutzung der Windkraft
gilt als riesig.
Derzeit erstellt die deutsche Firma Geo-Net einen Windkataster fur
Armenien. Zwei Windkraft-Projekte, mit einer italienischen und einer
US-armenischen Firma, seien nach Worten von Galstyan bereits auf dem
Weg. Fur ein Forderprojekt der Weltbank, der EBRD und der Gafesjyan
Stiftung im Bereich erneuerbare Energie, aus dem auch Windkraftvorhaben
finanziert werden konnen, stehen 15 Mio. $ zur Verfugung.
Auch bei der Nutzung geothermischer Energie, bei der es noch keine
Erfahrungen gibt, sieht Armenien ein großes Potenzial. Die Weltbank
hat dem Land Zuschusse von 3 Mio. $ bereit gestellt, um teuere
Tiefbohrungen zu finanzieren. In allen drei Bereichen sucht die
armenische Regierung nach Kontakten und Partnerschaften mit der
deutschen Industrie, von der man sich vor allem gute Technologie
erhofft. Galstyan: “Wir mochten sehr, dass deutsche Unternehmen hier
vertreten sind”.
Kontaktanschriften:
Ministerium fur Energie der Republik Armenien Ansprechpartner:
Dr. Areg Galstyan (stellv. Minister) 0010 Erewan, Government House 2,
Republik of Armenia Tel.: 003741/52 87 04, Fax: -52 63 65 E-Mail:
[email protected], [email protected]
Kreditanstalt fur Wiederaufbau (KfW) Reprasentanz in Armenien
Ansprechpartner: Dr. Karapet A. Gevorgyan (Leiter der Reprasentanz)
39/12 Mashtots Ave, 375099 Erewan, Republik of Armenia Tel.: 003741/56
32 88, Fax: -54 27 08 E-Mail: [email protected]
(W.L.)
Ihr Ansprechpartner in der bfai: Frau Kossorz, Ruf: 0221/2057-207
SIC-Code mit Beschreibung: Energiepolitik(9630) Stromerzeugung und
Stromversorgung(4910) Pipelinebau(1623c1) Kraftwerksbau(1629b1)
–Boundary_(ID_rxI9SUaZrFiv Wh5LWchBgA)–
Franz Werfel Von Armenien Geehrt
FRANZ WERFEL VON ARMENIEN GEEHRT
Erna Lackner
Frankfurter Allgemeine Zeitung
20. Oktober 2006 Freitag
Postumer Ehrenburger
Vom armenischen Volk wird Franz Werfel als ein ganz Großer, als
“gottgesandter Freund” gluhend verehrt. Wenn immer auf der Welt der
Volkermord an den Armeniern bestritten wird, “haben wir eine Antwort:
Franz Werfel”, sagt Ashot Hovakimian, Wiener Botschafter der Republik
Armenien. Denn Werfels 1933 erschienener Roman “Die vierzig Tage des
Musa Dagh” beschreibt Verfolgung, Leiden und Widerstand der Armenier.
Musa Dagh, Mosesberg, heißt das Bergmassiv an der Mittelmeerkuste,
wohin sich im Jahr 1915 funftausend armenische Manner, Frauen und
Kinder gefluchtet hatten, um den Todesmarschen zu entkommen. Nach gut
vierzig dramatischen Tagen wurden sie von franzosischen Schiffen
aufgenommen und gerettet. Doch bis zu 1,2 Millionen Armenier
wurden im Osmanischen Reich Opfer von Handlungen, die die Turkei
bis heute nicht Genozid nennen will. Daß die Debatte durch die
Literaturnobelpreisvergabe an Orhan Pamuk und das Gesetzesvorhaben in
Frankreich jetzt wieder aufflammen wurde, konnte die Osterreichische
Gesellschaft fur Literatur nicht ahnen, als sie die Feier der
postumen Verleihung der Musa-Dagh-Ehrenburgerschaft an Franz Werfel
festsetzte. Einundsechzig Jahre nach dem Tod des Schriftstellers wurde
in der Nationalbibliothek zum Originalmanuskript nun die goldene
Musa-Dagh-Medaille gelegt. Der aus Paris angereiste Schriftsteller
Peter Stephan Jungk, dessen Werfel-Biographie als Referenzwerk gilt,
bezeichnet Werfels “Musa Dagh” – neben dem “Stern der Ungeborenen”
– als dessen bedeutendstes Buch: Der epochale Roman habe die Zeit
unbeschadet uberdauert. Und kaum ein Buch des zwanzigsten Jahrhunderts
sei – leider – bis heute so aktuell. “Den Anstoß, das unfaßbare
Schicksal des armenischen Volkes dem Totenreich alles Geschehenen
zu entreißen”, wie Werfel selbst formulierte, bekam er 1930 auf
einer Nahost-Reise beim Anblick armenischer Fluchtlingskinder. Nach
Wien zuruckgekehrt, recherchierte er die damals funfzehn Jahre
zuruckliegende Tragodie der Armenier im Mechitaristenkloster und
stieß dabei auf die Musa-Dagh-Ereignisse und die Dokumentationen des
deutschen Theologen Johannes Lepsius, dessen Disput mit Enver Pascha,
dem Oberbefehlshaber im Regime der Jungturken, zu einer Schlusselstelle
seines Buchs wurde. “Der Roman ist aus Geschichte gewachsen und
mundete in Geschichte”, ssagte Hermann Goltz, Lepsius-Experte und
Theologieprofessor in Halle-Wittenberg. Die Parallelen zwischen der
jungturkischen und nationalsozialistischen Ideologie, die “symbolische
Aktualitat” waren dem aus einem judischen Prager Haus stammenden
Werfel stets vor Augen. Der dann im Zsolnay Verlag erschienene, in New
York und Paris gefeierte Bestseller wurde in Deutschland 1934 wegen
“Gefahrdung offentlicher Sicherheit und Ordnung” verboten. Werfel starb
1945 im kalifornischen Exil. Metro-Goldwyn-Mayer hatte die Filmrechte
an seinem Hauptwerk schon 1934 gekauft, aber nach Protesten der Turkei
auf die Verfilmung verzichtet.
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Turkei Verurteilt Franzosischen Armenier-Beschluss / Gul: Schlag Geg
TURKEI VERURTEILT FRANZOSISCHEN ARMENIER-BESCHLUSS / GUL: SCHLAG GEGEN WERTE DER EU
Von Gerd Hohler
Frankfurter Rundschau
19. Oktober 2006
Retourkutschen
Kamran Inan, ehemaliger Minister und langjahriger Vorsitzender des
außenpolitischen Ausschusses in der turkischen Nationalversammlung,
will den Legion d’honneur nicht langer tragen. Der 77-jahrige
Polit-Veteran steckte den Orden, der ihm einst von Prasident Francois
Mitterand uberreicht worden war, jetzt in einen Briefumschlag und
sandte ihn an die franzosische Botschaft zuruck. “Nach der feindseligen
Entscheidung des franzosischen Parlaments gegen mein Land kann ich
die Auszeichnung nicht behalten”, schrieb Inan.
In der franzosischen Botschaft am Paris Caddesi in Ankaras
Diplomatenviertel Kavaklidere sind schon mehrere solcher Umschlage
eingegangen. Gerade viele frankophile Turken fuhlen sich tief
getroffen von der umstrittenen Armenier-Entscheidung der franzosischen
Nationalversammlung. Sie verabschiedete vor einer Woche ein Gesetz,
das es unter Strafe stellt, den Volkermord an den Armeniern im
Osmanischen Reich zu leugnen. Ob das Gesetz jemals in Kraft tritt,
ist einstweilen ungewiss. Aber schon die Billigung des Entwurfs in
der Nationalversammlung habe “tiefe Wunden” im turkisch-franzosischen
Verhaltnis hinterlassen, klagte Außenminister Abdullah Gul jetzt im
turkischen Parlament, das den franzosischen Volkermord-Gesetzentwurf
verurteilte: Mit der Zustimmung werde den politischen, wirtschaftlichen
und militarischen Beziehungen beider Lander “irreparabler Schaden”
zugefugt.
Die Entscheidung der Nationalversammlung, so dozierte Vize-Premier
Gul, sei “ein Schlag gegen die Werte der EU”. Die Franzosen stunden
“an einem historischen Scheideweg”: Entweder werde es “das Land
Voltaires und Montesquieus, oder es folgt einer kolonialistischen
Tradition”. Die Vorhaltungen des turkischen Außenministers gipfelten
in der dusteren Prophezeiung, Frankreich verwandele sich in “ein Land,
wo Leute im Gefangnis landen, weil sie Meinungen außern” – ein Vorwurf,
mit dem sich bisher die Turkei konfrontiert sah.
Umso genusslicher drehen viele turkische Politiker nun den Spieß um.
“Wenn die uns weh tun, dann sollten wir ihnen auch weh tun”, fordert
Sukru Elekdag, Abgeordneter der kemalistischen Opposition. Ihm reichen
keine Boykottaufrufe gegen franzosische Waren. Bußen sollen die,
die er fur die eigentlich Schuldigen halt: Jene 70 000 Armenier,
die bisher als illegal Eingewanderte in der Turkei geduldet wurden,
will Elekdag deportieren lassen. Eine Forderung, der sich bereits
ein namhafter Regierungspolitiker, der fruhere Außenminister und
derzeitige Vorsitzende des EU-Ausschusses im turkischen Parlament,
Yasar Yakis, angeschlossen hat.
Trotz der aufgeregten Debatte legt sich der Sturm bereits. Mit
Wirtschaftssanktionen wird die Turkei wohl warten, bis das Gesetz in
Kraft getreten ist – falls es dazu kommt. Die franzosische Regierung
will es im Senat stoppen. Auch Ankara kann nicht daran gelegen sein,
den Konflikt auf die Spitze zu treiben. Ohnehin befindet man sich
in schwierigen Verhandlungen um die Beilegung des Zypernstreits,
der die EU-Beitrittsverhandlungen gefahrdet. Da braucht man keinen
neuen Kriegsschauplatz.
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