Karabakh, l’invalicabile confine [the impassable border]

Osservatorio Balcani e Caucaso
11 maggio 2012

Karabakh, l’invalicabile confine

[Karabakh, the impassable border]

Paolo Bergamaschi*

Una delegazione del Parlamento europeo aveva in programma di recarsi
da Baku in Nagorno Karabakh senza passare per la Georgia. Ma
l’attraversamento di questo confine non riconosciuto si è rivelato per
l’ennesima volta impossibile. Le riflessioni di Paolo Bergamaschi,
Consigliere per gli Affari esteri del Parlamento europeo, su questo
conflitto in cui la diplomazia non riesce a sbloccare lo status quo

Questa volta pensavo davvero di farcela. È da quindici anni che cullo
l’idea di poter attraversare la linea di contatto che separa i
territori occupati dall’esercito armeno nei primi anni novanta dal
resto dell’Azerbaijan. Ci avevo provato nel 1999, ai tempi in cui il
Parlamento Europeo aveva affidato allo svedese Per Gahrton il compito
di redigere la prima relazione sullo stato dei rapporti fra Unione
Europea e il Caucaso meridionale e poi ancora nel 2005 con
l’eurodeputata francese Marianne Isler-Beguin, Presidente delle
Delegazione per le Relazioni con Armenia, Georgia e Azerbaijan.
Sorrisi ed incoraggiamenti sia da Yerevan che da Baku ma nulla più.
L’iniziativa era naufragata tra i veti incrociati della diplomazia
internazionale. Quando quest’anno la Commissione Esteri ha deciso di
inviare per la prima volta una missione ufficiale nella regione ho
immediatamente rispolverato il mio vecchio sogno, rintanato ma mai
abbandonato nel fondo di qualcuno dei cassetti del mio ufficio.

Il potente presidente tedesco Elmar Brok con una lettera ufficiale ai
due ambasciatori ha ripreso la proposta sottolineando la valenza
simbolica dell’azione in un contesto di ritorno al dialogo e
ristabilimento della fiducia fra le parti. Gli ultimi vertici a Sochi
e a Kazan fra i due capi di stato sotto la regia russa, infatti,
lasciavano presagire un graduale scongelamento delle relazioni con
l’apertura di un concreto spiraglio negoziale. Le prime risposte
sembravano incoraggianti, con una adesione entusiasta dalle autorità
azere ed un sostegno positivo, anche se sfumato, dal lato armeno. Poi
nella definizione dei dettagli sono emersi i primi ostacoli che si
sono gradualmente trasformati in un insormontabile diniego. Nelle
occasioni precedenti erano stati gli azeri a far fallire l’operazione,
questa volta è toccato agli armeni troncare ogni ulteriore
discussione. Passare nell’Alto Karabakh dal territorio azero come
previsto dal programma equivarrebbe, secondo il governo di Yerevan, al
riconoscimento della giurisdizione di Baku su una regione che gli
armeni, dopo la conquista sul campo di battaglia, non hanno alcuna
intenzione di cedere.

Diplomazia infinita
Solo chi si avventura per la prima volta sul terreno accidentato del
conflitto in Nagorno Karabakh può illudersi che la soluzione sia a
portata di mano. Ai feroci scontri ed i massacri conclusi con il
cessate-il-fuoco del 1994 è subentrata una lunga fase di calma
apparente costellata da inutili quanto velleitari sforzi diplomatici
volti a definire un quadro negoziale che portasse ad un piano
complessivo di pace. Ventimila morti, più di un milione fra rifugiati
e sfollati, il venti per cento del territorio azero occupato dalle
forze armene e l’intera situazione geopolitica della regione
sconvolta. Da una parte gli azeri con i cugini turchi a rompere le
relazioni con Yerevan sigillando le frontiere, dall’altra gli armeni
cui non resta che affidarsi all’Iran e alla Georgia per evitare lo
strangolamento terrestre con i russi a ritagliarsi il ruolo di
arbitro, al di sopra delle parti, dopo avere pesantemente interferito
nel conflitto a favore dell’Armenia.

Ogni volta che torno nel Caucaso si ventilano nuove iniziative e si
rinfocolano speranze di pace vuoi per una rinnovata disponibilità dei
due lati, vuoi per una mutata situazione politica, vuoi perché Mosca
deve dimostrare alla comunità internazionale di essere un partner
affidabile in grado di svolgere un ruolo responsabile in quello che
considera ancora il cortile di casa. Diciotto anni persi, siamo
pressoché al punto di partenza. Nel frattempo, però, l’Azerbaijan ha
moltiplicato in modo esponenziale il bilancio delle proprie forze
armate mentre l’Armenia si è affidata ancora di più alla tutela di
Mosca incrementando nelle basi militari russe che ospita sul proprio
territorio il numero dei soldati, che provvedono anche al controllo
delle frontiere. Baku non rappresenta più il paese scalcinato
obbligato, di fatto, a sottoscrivere la resa alle forze occupanti. Il
boom economico derivante dai proventi di gas e petrolio ha rimpolpato
a dismisura le casse dello stato. Corteggiati da tutti i lati e
vezzeggiati in tutti i consessi internazionali, i leader azeri hanno
acquisito consapevolezza del proprio potenziale che si è tradotta in
sicurezza psicologica, convinzione dei propri mezzi e assertività
nelle richieste. L’Azerbaijan investe oggi in spese militari più di
quanto l’Armenia spende annualmente nell’intero bilancio di stato. La
linea di contatto concordata tra le parti con il cessate il fuoco è
incandescente con incidenti, morti e feriti ogni mese. Sono molti gli
osservatori che prevedono un’escalation militare nel giro di breve
tempo.

Osce, l'”organizzazione dello status quo”
Negli ambienti diplomatici l’Organizzazione per la Cooperazione e la
Sicurezza in Europa (Osce) passa ironicamente per l’organizzazione
dello `status quo’. Nata ai tempi della guerra fredda rappresentava il
ponte fra i paesi del vecchio continente divisi dalla cortina di ferro
in due rigide alleanze militari contrapposte, la Nato ed il Patto di
Varsavia. Sopravvissuta al crollo del muro di Berlino è stata
riconvertita ad organo deputato ad accompagnare la transizione
democratica degli ex-paesi comunisti e a svolgere ruoli di mediazione
e pacificazione nei conflitti scoppiati con lo sgretolamento della
Jugoslavia e dell’Unione Sovietica. `I processi di pace gestiti
dall’Osce’, mi confidavano amichevolmente gli ambasciatori incontrati
occasionalmente durante i miei primi viaggi nelle regioni di guerra,
`sono destinati a non trovare sbocco alcuno rimanendo perennemente
congelati’.

Ed è proprio la definizione di `conflitti congelati’ quella che
ricorre più frequentemente quando si parla di Transnistria, Abkhazia,
Ossezia del Sud e Nagorno-Karabakh. Nessuno, di questi a distanza di
quasi vent’anni dalla cessazione ufficiale delle ostilità, ha preso
una piega decisa verso una composizione pacifica globale, nessuno ha
avuto un impulso credibile verso un compromesso sostenibile fra le
parti. A meno che non si consideri un progresso sostanziale la crisi
dell’agosto del 2008 in Ossezia del Sud con le forze di Mosca
intervenute a liberare Tskhinvali e dintorni dall’esercito georgiano e
il successivo riconoscimento da parte russa dell’indipendenza
dell’Ossezia e dell’Abkhazia. Punto a capo. Si riparte con i principi
definiti a Madrid nel 2009 che prevedono il ritorno dei territori che
circondano il Nagorno Karabakh all’Azerbaijan, uno statuto provvisorio
per la stessa enclave armena con un corridoio che la collega
direttamente all’Armenia, un referendum in cui le popolazioni del
Nagorno Karabakh possono esprimere liberamente la propria volontà, il
ritorno dei rifugiati ai luoghi originari di residenza e una missione
internazionale di mantenimento della pace a garanzia della sicurezza
delle operazioni. Accettati da ambo le parti i sei punti richiedono,
in apparenza, solo l’applicazione non fosse che per l’Armenia tutto il
piano andrebbe messo in atto simultaneamente mentre per l’Azerbaijan
l’implementazione dovrebbe essere graduale lasciando la determinazione
dello statuto finale dell’Alto Karabakh come ultima fase.

A volte mi chiedo se i diplomatici provino mai qualche frustrazione
quando si rendono conto che i loro sforzi non portano da nessuna
parte. È una questione di professionalità oltre che di dignità. Le
prestazioni in genere sono commisurate ai successi. Non è così per
questa categoria. La presidenza tripartita del cosiddetto Gruppo di
Minsk delegato in seno all’Osce a promuovere il processo di pace non
ha cavato un ragno dal buco. Russia, Francia e Usa hanno condotto i
negoziati in tutti questi anni senza produrre alcun risultato
tangibile sul terreno. Armenia ed Azerbaijan rimangono distanti anni
luce non solo nel merito ma anche nella forma. Il Nagorno Karabakh
continua ad essere un campo minato sia sul piano pratico che su quello
teorico. Occorrerebbe un sussulto di orgoglio, un lampo di creatività,
anche un piccolo gesto per sbloccare il processo di pace ma
all’orizzonte non si intravede nulla. L’attraversamento della linea di
contatto da parte di una delegazione del Parlamento Europeo avrebbe
potuto rappresentare l’apertura di un primo varco in una barriera
quasi impenetrabile, oltrepassata solo eccezionalmente dal personale
dell’Osce incaricato di monitorare il cessate-il-fuoco.

Cui prodest?
In questo viaggio ho provato a chiedere ai miei interlocutori a chi
giova l’attuale situazione di stallo. All’Armenia, hanno risposto
all’unisono gli azeri incontrati, perché più passa il tempo più
l’occupazione si consolida sul terreno e Yerevan conta di fare
accettare il fatto compiuto. Per gli armeni, invece, è l’elite al
potere in Azerbaijan che trae beneficio dallo stato di guerra puntando
sulla demonizzazione del nemico per mettere a tacere l’opposizione
interna ed evitare qualsiasi riforma democratica. Un analista di un
think-tank che incontro a Yerevan non manca di rilevare, ironicamente,
che gli unici a guadagnarci sono i diplomatici dell’Osce con tessera
‘frequent-flyer’ che fanno la spola fra il Caucaso meridionale ed i
rispettivi paesi di origine.

In realtà chi ha tutto l’interesse che il conflitto non si ricomponga
è la Russia che tiene in scacco sia l’Armenia che l’Azerbaijan in
un’area nevralgica per il controllo delle risorse petrolifere e dei
corridoi di transito. Da una parte Yerevan non potrebbe sopportare una
nuova guerra senza la protezione militare russa, dall’altra l’unica
speranza per Baku di riottenere il controllo dei territori occupati è
la cessazione dell’assistenza russa all’Armenia. Ciò, però, può
avvenire solo in cambio di un assoggettamento della politica estera
azera agli interessi geostrategici di Mosca, cosa che Baku si guarda
bene dal fare. La diplomazia europea si muove prudente in questo
rompicapo sempre più ingarbugliato per evitare di scontentare le parti
con il risultato che alla fine tutte le parti si lamentano della
scarsa efficacia dell’azione dell’Unione.

Tbilisi
Non mi dispiace ritornare a Tbilisi anche se avrei preferito farlo in
condizioni diverse. Da Baku a Yerevan, però, non esiste alcun
collegamento diretto (anche le linee telefoniche sono interrotte) e la
capitale georgiana è il punto di passaggio obbligato per chi deve
visitare i due paesi in guerra. È un comodo aereo delle aviolinee del
Qatar quello che mi conduce a Tbilisi nella tarda serata. Una
passeggiata nel Meidan, la parte vecchia della città, è il miglior
modo per rimettere ordine ai miei pensieri dopo gli incontri di Baku e
prepararmi alla trasferimento del giorno successivo a Yerevan. La
scarsa illuminazione rende i miei passi più incerti anche se la
ridotta velocità mi consente di apprezzare particolari architettonici
che mi erano sfuggiti in altre occasioni. Purtroppo le case
pericolanti, puntellate dopo il terremoto del 2002, sono crollate o,
forse, sono state rase al suolo lasciando un vuoto che sarà presto
colmato da qualche nuovo edificio in stridente contrasto con lo stile
di quelli vicino. L’influenza occidentale sta gradualmente cambiando
le abitudini alimentari e invece di una classica cena con menù
caucasico che stavo già pregustando mi devo adeguare ad un asettico
pasto europeo con un piatto di insalata di roquefort e noci seguito da
pannacotta nel ristorante di una nota catena internazionale di hotel.
È il momento di riprendere per qualche ora gli affari della Georgia
che si sta preparando alle elezioni generali previste in autunno
precedute, come sempre, da accuse al governo di manipolazione e
censura da parte delle forze di opposizione. Anche sul fronte osseto
ed abkhazo nulla di nuovo salvo qualche lieve miglioramento per quanto
riguarda i profughi che ogni giorno si muovono avanti e indietro dalle
rispettive proprietà collocate, adesso, oltre linee amministrative che
la Russia ha trasformato in confini di stato. Più il presidente
georgiano Saakashvili si avvicina a Washington più si approfondisce il
solco che ormai divide la Georgia dai due ex territori autonomi. Con
buona pace per tutte le risorse diplomatiche investite dalle
organizzazioni internazionali nella regione, Osce in testa.

Risoluzione dei conflitti e democrazia vanno di pari passo? È
l’interrogativo che sempre più spesso mi pongo alla luce delle mie
esperienze nei Balcani e nel Caucaso, per non parlare di Cipro dove
nel 2004 l’accordo di pace faticosamente negoziato dalle parti è stato
fatto saltare con il netto “no” espresso dalla comunità greco-cipriota
nel referendum convocato per l’occasione. Ovunque chi urla più forte
vince le elezioni, ovunque chi promette guerra sembra avere partita
vinta nei confronti di chi si batte per la pace, ovunque i falchi
prevalgono sulle colombe. È un duro colpo alla mia formazione e alle
mie convinzioni più profonde. Sul Nagorno Karabakh, Armenia ed
Azerbaijan non perdono occasione per scambiarsi accuse reciproche e
speculare sulla cultura del nemico quando l’obiettivo principale di
chi si trova al potere sarebbe quello di preparare il terreno al
compromesso nelle rispettive opinioni pubbliche. La retorica dello
scontro porta voti, quella dell’incontro no. Chi a Yerevan predicava
la necessità di qualche dolorosa rinuncia è stato messo ben presto a
tacere così come nessuno a Baku si azzarda a contraddire la versione
ufficiale delle autorità nel timore di qualche dura reprimenda. Anche
questa volta sono costretto a riporre il mio sogno nel cassetto ma non
mi arrendo. I tempi corti della democrazia e quelli lunghi della
diplomazia, purtroppo, mi daranno modo di riprovarci.

*Consigliere per gli Affari esteri del Parlamento europeo

http://www.balcanicaucaso.org/aree/Nagorno-Karabakh/Karabakh-l-invalicabile-confine-115949

Armenian Pavilion at the World Expo 2012 Yeosu: a Unique Concept

Albany Times Union
May 13 2012

Armenian Pavilion at the World Expo 2012 Yeosu: a Unique Concept of
the WORLDLAB as Philosophy of New Thinking

PRWeb
Published 07:01 a.m., Sunday, May 13, 2012

Expo 2012 opened May, 12 in Yeosu, South Korea, with the theme of `The
Living Ocean and Coast’, but the Armenian team has made the creative
decision to explore what they call the `Information Ocean’, instead.
(PRWEB) May 13, 2012

On May 2012 in South Korea, Yeosu, the world expo 2012 was launched.
The main theme of the Expo is `The Living Oceans and Coast’. More than
100 countries and a vast majority of international organizations are
taking part in the Expo. The world expo 2012 will focus on the
following issues: preservation of the living ocean and the reasonable
usage of its resources, the challenges facing the balanced and
sustainable development of our planet, and many other global issues.

Among the Expo participants, the concept of the Armenian pavilion
particularly stands out. Worldlblab (the world laboratory) offers
non-standard approaches to global issues and presents new cognitive
horizons to the world.

One of the key issues of the Armenian pavilion will be framed as:

`The Living Ocean and the Global Information Ocean: one author?’ This
will be a new thesis on unprecedented approaches to communication at
Expo 2012. This is a new philosophical way of thinking, which
considers the question of whether the Global Information Ocean can be
a powerful evolutionary environment like the living ocean, and
therefore provokes people to consider the possibility that the two
oceans could share a common `nonrandom’ origin.

The analysis of these two evolutionary sources with their parallel
structures and overlaps, the future algorithms of interactions between
digital and biological organisms, the codes of new civilization – these
themes are not only profoundly interesting but they give the Armenian
Pavilion a truly unique concept among the other pavilions
participating in Expo 2012.

It is also important to mention the Worldlab (world laboratory)
concept itself. Worldlab aims to become a unique platform for the
joint creativity of the new generation to develop the next generation
of scientific innovations. One of the cores of this concept is that by
using Worldlab, each individual can become a source of innovation
development in the modern and future world. Moreover not only can
Worldlab efficiently gather non-standard thinking scientists,
theorists, and technicians, but it can also serve as a platform that
demonstrates the on-going planetary development of a world-community.

http://www.timesunion.com/business/press-releases/article/Armenian-Pavilion-at-the-World-Expo-2012-Yeosu-a-3554716.php

Culture Min takes no action to restore ruined cave – environmentalis

Culture Ministry takes no action to restore ruined cave – environmentalist

tert.am
14:08 – 13.05.12

The Ministry of Culture has not so far taken any measure to restore
the ruined cave of Mozrov, complains Gor Hovhannisyan, an
environmentalist dealing with the protection of the natural heritage
site in the south of Armenia.

According to him, the Ministry proposes waiting for favorable weather
conditions to start the renovation.

`We hope to hear news in a week. The Ministry has asked us to wait, so
we are waiting till the season comes,’ he told Tert.am.

The Ministry had set up a working group to deal with the renovation
back in early April.

Hovhannisyan said that a major collapse in March had caused a stone-fall.

In mid-March, the Armenian youth initiative No Silence had warned in a
statement that the Mozrov Cave, which is one of the most marvelous
nature monuments on the territory of Armenia, had collapsed.

La voix de Méri Mouradian à l’espace culturel Paul-Éluard – Blainvil

REVUE DE PRESSE
La voix de Méri Mouradian à l’espace culturel Paul-Éluard – Blainville-sur-Orne

Méri Mouradian, en concert samedi soir à l’espace culturel. Elle est
peu connue dans la région caennaise en dehors des élèves auxquels elle
donne des cours de chants, à l’office municipal des affaires
culturelles (Omac).

Pourtant, malgré son jeune ge, 30 ans, elle a déjà beaucoup de
métier. Elle tombe dans la musique à l’ge de 6 ans en Arménie, avec
la rencontre d’un professeur de musique qui trouve sa voix
exceptionnelle. Elle chante dans toutes les fêtes de sa région. À 12
ans, elle chante dans les églises apostoliques d’Arménie où elle
commence à gagner un peu d’argent comme c’est la tradition dans le
pays.

À 17 ans, elle entre au conservatoire supérieur de musique d’Erevan. À
20 ans, elle arrive au conservatoire régional de musique à Caen pour
compléter ses études musicales pendant deux ans. Elle monte à Paris
pour travailler avec la grande chanteuse Jane Rhode qui est l’épouse
du chef d’orchestre Roberto Benzi, l’enfant prodige des années 50,
mondialement connu. « Un grand monsieur avec qui j’ai beaucoup
progressé et suis devenue une vraie musicienne. Avec lui on peut rayer
le mot approximation de notre répertoire, le résultat doit être clair
et net, raconte la jeune femme, mariée et mère de deux enfants. La vie
de musicien itinérant est incompatible avec la vie de famille que j’ai
choisi plutôt qu’un plan de carrière. »

Pour garder quand même sa voix au top, elle donne des cours de chant
dans différents endroits. Marie-Hélène est l’une de ses élèves : «
Méri sait nous mettre à l’aise, on vient avec les chansons que l’on
aime, on essaie, on réussit souvent, pas besoin de connaître le
solfège. Grce à elle, on progresse au-delà de ce qu’on peut imaginer,
un vrai défi personnel. » Elle a préparé ce concert du samedi 5 mai
avec Frédéric Charpin lors de diverses soirées, c’est un récital
éclectique où sont mêlées musiques et variétés puisque ce concert
traverse plusieurs siècles. On passe allégrement de Puccini à
Gainsbourg ou Cabrel en passant par les Beatles et les gospels. «
Toutes les musiques me passionnent. »

Samedi 5 mai, 20 h 30, concert de Méri Mouradian, à l’espace culturel
Paul-Éluard, rue du Stade. Entrée : 4 et 8

dimanche 13 mai 2012,
Stéphane ©armenews.com

http://www.ouest-france.fr/actu/actuLocale_-La-voix-de-Meri-Mouradian-a-l-espace-culturel-Paul-eluard-_14068-avd-20120505-62771805_actuLocale.Htm

Erghezem Toutouzian « mort pour la France »

FRANCE
Erghezem Toutouzian « mort pour la France »

Mardi 8 mai à 10h a l’hotel de ville de Cavaillon a eu lieu une belle
cérémonie qui a mis à l’honneur, un étranger.

Venu de Turquie, né à Karpouth le 3 avril 1908 ,fuyant le génocide ,
Erghezem Toutouzian se refugie comme tant d’autres rescapés en France
.Il se marie en 1935 avec Markridi Arzoumanian dont il a 3 enfants et
meurt le 7 juillet 1944 ,au cours d’une rafle ,fusillé par la Gestapo
à St Denis en Bugey (Ain). Mais sur son acte de décès rien ne
mentionne qu’il est mort pour la France car il est étranger .Son
épouse, domiciliée à Cavaillon (Vaucluse) est déclarée veuve de
guerre, ses 3 enfants sont pupilles de la nation, elle décède en 2004.

Monsieur Lucien Racchini, président de l’association des amis du
Général De Gaulle, conseiller municipal de la ville de Cavaillon veut
corriger cette injustice et fait des démarches depuis 1961 pour
honorer la mémoire de Monsieur Erghezem Toutouzian.

« Il n’était pas normal que cette mention ne lui soit pas accordée »
dit-il .En 2008, nouveau refus, mais c’était sans compter sur la
ténacité de Monsieur Racchini et le 30 janvier dernier il obtient
cette mention grce à son courrier adressé à Gérard Longuet ministre
de la Défense et des Anciens Combattants .

Lors de l’émouvante cérémonie du 8 mai a été dévoilée l’inscription du
nom de Monsieur Toutouzian sur une plaque dans l’Hotel de Ville de
Cavaillon ainsi que sur sur le monument aux morts !

Monsieur le Député-Maire de Cavaillon Jean-Louis Bouchet a invité
l’association Franco-Arménienne d’Avignon et sa Région pour fêter cet
évènement en présence de Monsieur Racchini et de la Famille de
Monsieur Toutouzian.

Nous adressons nos plus profonds remerciements à Monsieur Racchini ,
d’ailleurs il sera notre invité d’honneur à toutes nos manifestations
et nous l’attendons le 15 juillet à notre fête champêtre au Domaine de
la Souvine à Avignon !

Véronique BRUNA

Président de l’association Franco-Arménienne d’Avignon et sa Région

dimanche 13 mai 2012,
Stéphane ©armenews.com

Bako Sahakyan Stressed The Importance Of The Youth’s Role In Strengt

BAKO SAHAKYAN STRESSED THE IMPORTANCE OF THE YOUTH’S ROLE IN STRENGTHENING THE MOTHERLAND-DIASPORA UNITY

News from Armenia and Diaspora – Noyan Tapan
11-05-2012

On May 11 President of Artsakh Republic Bako Sahakyan received a group
of young people who had arrived in Artsakh from the Diaspora and the
Republic of Armenia by the initiative of the “Birthright Armenia”
foundation.

Bako Sahakyan stressed the importance of the youth’s role in
strengthening the Motherland-Diaspora unity and preserving the Armenian
national identity, as well underlined the necessity of their frequent
visits to Artsakh.

The Head of State rated high the activities of the “Birthright Armenia”
foundation in this direction, considering invaluable the experience
the organization has accumulated in this field.

During the meeting the President also answered to various questions
raised by the young, the Central Information Department of the Office
of the Artsakh Republic President informs.

Coordination Council Of Armenian Organizations In France Congratulat

COORDINATION COUNCIL OF ARMENIAN ORGANIZATIONS IN FRANCE CONGRATULATES FRANCOIS HOLLANDE

news.am
May 12, 2012 | 01:04

The Coordination Council of Armenian Organizations in France
congratulated President-Elect Francois Hollande and expressed hope
that he will promote the interests of the country and the nation,
Nouvelles d`Armenie reports.

“The Coordination Council of Armenian Organizations in France received
Francois Hollande on April 24 in Paris during the ceremony dedicated
to the Armenian Genocide, knows his disposition against denial and
does not doubt that his disposition will soon lead to another law on
that concept which he promised,” the statement of the Coordination
Council reads.

Tanzila Rustamkhanli: "Iran Doesn’t Protect Azerbaijan’s Interests B

TANZILA RUSTAMKHANLI: “IRAN DOESN’T PROTECT AZERBAIJAN’S INTERESTS BUT WANTS AZERBAIJAN TO MAKE CONCESSIONS TO IT” – PHOTO

APA
May 11 2012
Azerbaijan

Tanzila Rustamkhanli: “iran Doesn’t Protect Azerbaijan’s Interests
But Wants Azerbaijan To Make Concessions To It” – Photo

Chairwoman of Azeri-Turkish Women Union held a press conference on
event organized by Belgian Senate

Baku. Ramil Mammadli – APA. Chairwoman of Azeri-Turkish Women Union
Tanzila Rustamkhanli held a press conference on the event held In
Belgian Senate on topic “Roles of women in the difficulties and
problems in the South Caucasus”, APA reports.

Rustamkhanli said that the above-mentioned event was realized on
May 3-4 by member of Belgian Senate Dominique Tilmans and through
the financial assistance of State NGO Support Fund under the
Azerbaijani President. Rustamkhanli said that this event was held
at her initiative: “Europe always supported Armenia. The atmosphere
established in this conference was in our favor. Even the OSCE Minsk
Group’s former co-chair Bernar Fassier informed about the current
situation on Nagorno Karabakh and 7 occupied regions on Azerbaijan’s
map and noted that Nakhchivan was blocked”.

Rustamkhanli criticized the policy of Iran regarding Azerbaijan and
Azerbaijanis and expressed her protest against the calls to boycott
“Eurovision” song contest in Azerbaijan: “Iran renders any assistance
to Armenia and says that it will continue its help. It is interesting
that Iran doesn’t protect Azerbaijan’s interests but wants Azerbaijan
to make concessions to it.”

Rustamkhanli also commented the rally held in Tabriz against
Azerbaijan: “We would like our brothers from our native Tabriz city
to hold a great rally in the day of Khojaly tragedy, but not to join
the rally against cultural event.”

Human rights defender Novella Jafaroghlu also made a speech in the
conference and spoke about the significance of the visit.

Baku: Burcuoglu: Insistence On ‘genocide’ Bill To Hamper Turkish-Fre

BURCUOGLU: INSISTENCE ON ‘GENOCIDE’ BILL TO HAMPER TURKISH-FRENCH TIES

Trend
May 11 2012
Azerbaijan

Francois Hollande winning the French presidency from Nicolas Sarkozy
has increased concerns in Ankara since Hollande is regarded as
being more deeply engaged in the Armenian “genocide” bill than his
predecessor Sarkozy, although he is expected to be more flexible on
the issue of Turkey’s EU bid, Today’s Zaman reported.

“Insistence on the Armenian ‘genocide’ bill might take the relations
between Turkey and France into a stalemate. Carrying on in the same
manner [on the issue of the ‘genocide’ bill], the two countries
will end up confronting each other,” said Tahsin Burcuoglu, Turkey’s
ambassador to France, voicing concerns over Hollande’s interest in
and support for the Armenian genocide issue similar to that of former
French leader Sarkozy.

In 2007 Sarkozy vetoed the opening of five EU negotiating chapters
with Turkey. Ankara hopes this veto will be removed during the new
French presidency. Burcuoglu considered the canceling of the veto very
important for the progress of relations between the two sides. Noting
that other EU countries also are behind the veto of Turkey’s bid for
membership, Burcuoglu said, “If France’s veto is lifted from the five
negotiating chapters, then other EU members will not be able to hide
behind this excuse.” He further added: “We want to hope that this
period [Hollande’s presidency] will be favorable for the development
of Turkish-French ties. We want to believe that past difficulties
will remain in the past.”

Burcuoglu mentioned that in the coming days he will meet with
Hollande’s team, underlining that there are huge differences between
the views of Hollande and Sarkozy.

Commenting on an anti-Turkey declaration made by Sarkozy in 2007,
Burcuoglu said, “Hollande did not state that there was no place for
Turkey in Europe.”

In 2007, President Sarkozy said in a prime-time interview on the TF1
and France 2 television stations that he opposes Turkish membership
because “Turkey is not in Europe. It’s in Asia Minor.”

Believing that socialist leader Hollande will be involved in the
process of Turkey’s EU bid from an objective point of view, Burcuoglu
said, “Hollande used the expression that this process [of Turkey’s
EU bid] will be of long duration.”

Burcuoglu also mentioned that during the new French presidency two more
Turkish consulates are planned to open, adding that during Sarkozy’s
government two consulates had been planned for the cities of Nantes
and Bordeaux. “In the initial phase, the Sarkozy administration gave
its consent for the consulates to be opened; however, later, due
to the tense relations between the two sides, the process stalled,”
said Burcuoglu. He stated that the Armenian “genocide” bill that came
about during the Sarkozy period not only tightened solidarity among
the Turkish community but also quintupled the number of voters of
Turkish origin in France wanting to participate in the elections.

There are currently four Turkish consulates operating in France,
with plans to increase that number to six.

Film: 1120 Films From 70 Countries Compete For Participation In Yere

1120 FILMS FROM 70 COUNTRIES COMPETE FOR PARTICIPATION IN YEREVAN INTERNATIONAL FILM FESTIVAL

Vestnik Kavkaza
May 11 2012
Russia

1120 from from 70 countries in Europe, America, Asia and the Caucasus
region compete for participation in the Ninth International Film
Festival in Yerevan “Golden Apricot”, said the agency “Novosti-Armenia”
referring to the founder of the festival Harutyun Khachatryan. “I
am very pleased that in addition to well-known in the cinema world
countries of Europe, Latin America and Asia, the festival also raised
interest among the countries of our region,” said Khachatrian on
Friday at a news conference.

The director added that we need to pay attention to the Iranian,
Turkish, Georgian, Afghan cinema and films from the CIS countries.

According to Khachatrian, the “Golden Apricot” could become a kind of
fund of the best examples of regional cinema,so that foreign filmmakers
could come there to see it. Khachatryan also noted that the program
of the festival will be a rich and diverse. In addition to the four
major competitive nominations – “The international feature films,”
“International Documentary Film”, “Armenian Panorama” and “Apricot
Stone” (Koriz), there are surprise for the cinema-lovers in the
non-competition program sections “Yerevan premiere”, “Retrospective”,
“Tribute.”

Festival Artistic Director Susanna Harutyunyan said that “Golden
Apricot”also includes courses “Journalists without Borders” with
the participation of Dutch experts, where Armenian and foreign
journalists will prepare an article for the daily edition of the
festival “Golden Apricot”.

The selection of applications will be completed until May 31.

International Film Festival “Golden Apricot” Yerevan is held since
2004 The Ninth International Film Festival “Golden Apricot” will be
held in the Armenian capital from 8 to 15 July 2012.