Nagorno-Karabakh, la prossima guerra in Europa?

Meridiani Relazioni Internazionali , Italia
4 luglio 2012

Nagorno-Karabakh, la prossima guerra in Europa??

Siamo ai confini dell’Europa geografica, in mezzo ai monti del Caucaso
meridionale. Qui si estende il Nagorno-Karabakh, una regione di circa
4.400 km quadrati avvolta dalle foreste caucasiche e abitata da appena
138.000 persone, quasi tutte di etnia armena.

Questo scenario idilliaco è però ingannevole. La regione è circondata
da mine e filo spinato. Lungo la cosiddetta `linea di contatto’, i
cecchini armeni e azeri si scontrano quasi quotidianamente. Non si
tratte di semplici schermaglie, ma di una vera e propria `sniper war’,
una guerra tra cecchini che provoca decine di vittime all’anno. Nel
resto dell’Europa se ne parla relativamente poco perché questa
situazione è ormai considerata lo status quo. Eppure, nel medio
termine, il rischio che la guerra tra cecchini degeneri in un nuovo
conflitto armato tra Armenia e Azerbaigian è altissimo.

Al momento, la situazione sul terreno vede l’esercito armeno schierato
a difesa dei confini del Nagorno-Karabakh e di alcune regioni
circostanti (che gli armeni chiamano `zona di sicurezza’) occupate
durante la guerra armeno-azera del 1988-1994. Quest’ultima è un
conflitto in larga parte dimenticato nel resto dell’Europa, che in
quegli anni era alle prese con le crisi balcaniche.

Nel maggio 1994 Armenia e Azerbaigian firmarono un cessate il fuoco a
Mosca, mettendo fine a una guerra che aveva causato 30-35.000 vittime,
più di 80.000 feriti e un milione di rifugiati. Nonostante la
mediazione del Gruppo di Minsk dell’Organizzazione per la Sicurezza e
la Cooperazione in Europa (OSCE), presieduto da Russia, USA e Francia,
il processo di pace non si è mai concluso.

L’Armenia rivendica il diritto del Nagorno-Karabakh all’indipendenza
dall’Azerbaigian in base al tanto discusso principio
dell’autodeterminazione dei popoli. L’Azerbaigian invece richiede la
restituzione della regione e dei territori circostanti occupati
dall’esercito armeno (circa il 16% del territorio azero), facendo
riferimento al principio della sovranità territoriale. Entrambi i
principi sono menzionati nella Carta delle Nazioni Unite, che non
specifica quale prevalga in caso di conflitto.

In base al diritto internazionale (secondo il principio dell’uti
possidetis e il diritto consuetudinario), il Nagorno-Karabakh avrebbe
dovuto diventare parte integrante dell’Azerbaigian dopo il
disfacimento dell’Unione Sovietica. Gli armeni sottolineano però che i
confini ereditati dall’epoca sovietica, secondo i quali il
Nagorno-Karabakh era sotto il controllo di Baku, sono il frutto di
decisioni arbitrarie degli anni ’20 e dell’epoca staliniana.

In questo confuso retroscena legale e diplomatico, la parola rischia
di passare nuovamente alle armi. Baku e Yerevan hanno aumentato
notevolmente la spesa militare negli ultimi anni. In particolare,
quella azera è passata da 175 milioni di dollari nel 2004 a 3,1
miliardi di dollari nel 2011. In quest’ultimo anno, il budget militare
azero è cresciuto del 45% e, grazie ai proventi delle esportazioni di
gas e petrolio, ha superato l’intero prodotto interno lordo annuale
armeno.

L’Azerbaigian sta dunque aumentando la sua forza militare ed è
determinato a recuperare il controllo delle regioni perse nella guerra
del 1988-1994, se necessario con l’aiuto delle armi ` come
recentemente affermato dal presidente azero Ilham Aliyev.

Sia in Azerbaigian che in Armenia, la retorica bellicistica dei
politici alimenta una tensione continua. Per l’Armenia, il Nagorno
Karabakh rappresenta un elemento fondamentale dell’identità nazionale
(nonostante il suo scarso valore economico). Buona parte dell’élite
politica armena è originaria della regione. Per l’Azerbaigian, il
Nagorno-Karabakh costituisce una ferita aperta, evidenziata dalla
presenza di centinaia di migliaia di rifugiati mai integrati nel
paese.

Finora il contesto geopolitico ha frenato l’aggressività di Baku.
Senza quanto meno la neutralità della Russia ` principale potenza
militare nel Caucaso ` un attacco azero è molto rischioso. Mosca è il
principale alleato dell’Armenia e ha 3000 soldati nel paese. Se si
schierasse al fianco di Yerevan, la guerra potrebbe rivelarsi un
disastro per l’Azerbaigian. Per l’aviazione russa sarebbe
relativamente facile bombardare le infrastrutture energetiche azere,
privando il paese della sua linfa vitale, i proventi che derivano
dalle esportazioni di gas e petrolio.

Il contesto geopolitico potrebbe però smettere di essere un freno alla
ripresa delle ostilità e causare un conflitto di proporzioni molto più
ampie rispetto a quello del 1988-1994. Oltre alla Russia, Turchia e
Iran hanno preso posizione a sostegno di una delle parti. Nel 2010
Baku e Istanbul hanno firmato un accordo di partnership strategica.
L’Azerbaigian ha ottenuto assistenza militare dalla Turchia, paese con
cui ha forti affinità etniche, culturali e linguistiche. L’Iran ha
sviluppato un buon rapporto con l’Armenia.

La posizione di Stati Uniti e Unione Europea è incerta. Le forti
lobbies armene negli USA e in paesi europei come la Francia hanno
impedito un atteggiamento pro-azero, senza però ottenere un sostegno
costante alla causa armena.

L’Unione Europea sarebbe sicuramente tra i perdenti di un nuovo
conflitto in Nagorno-Karabakh, indipendentemente dal fatto che le armi
diano ragione a Baku o a Yerevan. La guerra creerebbe instabilitÃ
nell’area dove Bruxelles spera di realizzare il suo Corridoio
Energetico Meridionale per avere accesso diretto alle risorse del
Caspio e ridurre la sua dipendenza dalle importazioni dalla Russia. E’
anche probabile che un nuovo flusso di rifugiati metta sotto pressione
i confini dell’area Schengen.

Nonostante questi rischi, l’Unione Europea non è ancora riuscita a
elaborare una strategia per la risoluzione del conflitto ed è tuttora
esclusa dal Gruppo di Minsk dell’OSCE. Il rappresentante speciale
dell’Unione per il Caucaso meridionale, Philippe Lefort, non è
riuscito a inserirsi in modo determinante nei negoziati. La linea
elaborata da Bruxelles nei piani d’azione della politica di vicinato è
contradditoria: i documenti riguardanti l’Azerbaigian sottolineano il
principio di integrità territoriale, quelli sull’Armenia danno invece
la priorità al concetto di autodeterminazione dei popoli.

In assenza di un rinnovato impegno della comunità internazionale per
la risoluzione del conflitto, una nuova guerra nel medio termine è
molto probabile. Un’escalation improvvisa non è da escludere nemmeno
nel breve termine. Con l’opinione pubblica concentrata sulla questione
siriana, l’Azerbaigian potrebbe lanciare un’offensiva militare lampo
come quella tentata (senza successo) dalla Georgia di Saakashvili
nell’agosto 2008.

Nella peggiore delle ipotesi, il conflitto potrebbe anche estendersi e
coinvolgere Russia, Turchia e Iran. Oppure, potrebbe svilupparsi come
corollario di un confronto armato in Siria, dove gli schieramenti
delle potenze regionali corrispondono. Anche se rimanesse limitata ad
Armenia e Azerbaigian, la guerra avrebbe effetti più distruttivi di
quella del 1988-1994. Entrambe le parti dispongono di sistemi d’arma
più potenti e su scala più ampia.

Mentre la corsa agli armamenti continua, il tempo per i negoziati sta
per scadere. L’Europa rischia di diventare teatro di un nuovo
conflitto, con conseguenze umanitarie e geopolitiche imprevedibili, ma
quasi sicuramente disastrose.

From: A. Papazian

Hollande veut pénaliser sa négation Loi sur le génocide arménien : L

France Soir
8 juillet 2012

Génocide arménien : Hollande veut pénaliser sa négation Loi sur le
génocide arménien : La polémique

François Hollande a confirmé samedi son engagement de pénaliser la
négation du génocide arménien et qu’était à l’étude le moyen juridique
d’y parvenir.

Eviter à tout prix la polémique. Pour y parvenir François Hollande a
immédiatement réagi aux propos de son ministre des Affaires
étrangères, Laurent Fabius. Le président de la République a confirmé
samedi son engagement de pénaliser la négation du génocide arménien.
Il a aussi assuré qu’un texte de loi était à l’étude afin d’y parvenir
alors que des représentants de cette communauté redoutaient un
revirement après les propos de Laurent Fabius sur la relation
franco-turque. « Le président a fait part de ses engagements pendant
la campagne. Il les tiendra », a indiqué l’Elysée en certifiant un
échange téléphonique dans la journée entre François Hollande et un
représentant du Conseil de coordination des organisations arméniennes
de France (CCAF).

Quant au moyen qui serait utilisé par le gouvernement pour respecter
cet engagement, le chef de l’Etat a indiqué qu’une réflexion était en
cours sur ce sujet après la censure du Conseil constitutionnel sur un
précédent texte. Il n’a toutefois pas été précisé si le véhicule
juridique prendrait ou non la forme d’un nouveau texte de loi,
soulignant que tout dépendrait des résultats de l’étude en cours.
François Hollande a « toujours la volonté de proposer un projet de loi
visant à réprimer le négationnisme du génocide arménien », avait
affirmé le CCAF, en rapportant l’échange avec le président de la
République.

Réunion à la fin du mois
« Pour couper court à toutes les rumeurs consécutives aux déclarations
de Laurent Fabius qui a semblé remettre en cause l’engagement de
François Hollande de proposer une nouvelle loi de pénalisation du
négationnisme, le président de la République a téléphoné ce (samedi)
matin à M. Franck Papazian (coprésident du CCAF) pour lui confirmer
qu’il n’avait pas changé d’avis sur le sujet », indiquait le CCAF dans
son communiqué. « François Hollande a de nouveau fait part de sa
volonté de proposer un projet de loi visant à réprimer le
négationnisme du génocide arménien, ainsi qu’il l’avait dit durant sa
campagne et même bien avant. Le président devrait recevoir avant la
fin du mois une délégation du CCAF pour envisager les modalités de la
mise en place d’un tel texte », ajoutait le texte.

Les représentants de la communauté arménienne de France avaient fait
part de leurs inquiétudes et parlé même de « trahison » après les
déclarations du ministre des Affaires étrangères Laurent Fabius
évoquant une « nouvelle étape » des relations entre Paris et Ankara.
Après s’être entretenu jeudi avec son homologue turc, le chef de la
diplomatie française avait semblé exclure l’adoption prochaine par la
France d’une nouvelle loi punissant la négation des génocides, dont
celui des Arméniens, après la censure par le Conseil constitutionnel
d’un texte voté en ce sens fin 2011 par l’Assemblée nationale. La
situation est désormais clarifiée.

From: A. Papazian

http://www.francesoir.fr/actualite/politique/genocide-armenien-hollande-veut-penaliser-sa-negation-242301.html

Iran does its best for regional security: Deputy interior minister

Press TV, Iran
July 8 2012

Iran does its best for regional security: Deputy interior minister

Iran’s Deputy Interior Minister Ali Abdollahi has stressed the
importance of bolstering amicable ties with neighboring countries,
saying the Islamic Republic has made its utmost efforts to establish
regional peace and security.

`The Islamic Republic of Iran’s policy regarding neighboring countries
has always been one of strengthening and expanding relations, and
therefore, Iran’s borders with neighboring countries have always been
the borders of peace and friendship,’ Abdollahi said ahead of his
departure for the Armenian capital Yerevan on Saturday.

He added that peace, stability and security would be established in
the region in cooperation with all countries and emphasized that
Armenia can play an important role in this regard.

Abdollahi said that Tehran and Yerevan plan to improve security
cooperation to fight against terrorism, organized crime and illicit
drugs.

He expressed Iran’s readiness to transfer its experience to
neighboring countries such as Armenia in the fields of training police
forces and fighting drugs, terrorism and organized crimes.

SF/HJL/MA

From: A. Papazian

Alexander Minasyan: Parliament should take control of TV air quality

Alexander Minasyan: Parliament should take control of TV air quality

15:31 07/07/2012 » Society

For a long time no one has worked towards promotion of national
thinking in television, political scientist, founder of Monte
Melkonyan Military Academy, Alexander Minasyan told a news conference
in Yerevan.

According to him, Armenian TV companies only think about increasing
their profits; there is no censorship, no professionals, quality is
disregarded.

Armenian government should strictly control TV air, and even limit
some freedoms if necessary, he stressed.

`What we need today is not freedom but control. The National Assembly
should take control of TV air quality,’ Minasyan concluded.

Source: Panorama.a

From: A. Papazian

Will the `Days of the General’ Come Back?

Will the `Days of the General’ Come Back?

July 6, 2012 12:23

Who will win the election in the town of Metsamor?

On September 9, an election for the mayor will be held also in the
town of Metsamor, the region of Armavir. Official nominations will
commence on August 5, but names of possible candidates have been
circulating already. The aspirants are Robert Grigoryan, a member of
the Republican Party of Armenia (RPA) and the current mayor, and Ashot
Grigoryan, the former mayor. It is possible that the Prosperous
Armenia Party (PAP) will nominate its own candidate, since the PAP won
the majority of votes in this community during the parliamentary
election. There are speculations that Susanna Hakobyan, who was in
36th place on the PAP list for proportional representation during the
parliamentary election, may be the PAP candidate. It is rumored that
Sargis Harutyunyan, the head of the Metsamor sector of Armavir Power
Supply Network, wants to participate in the election too.

The interesting thing about this election is that the town of
Metsamor, as well as other communities of Armavir, has been perceived
as areas under General Manvel Grigoryan’s rule since the independence
of Armenia. Ashot Grigoryan, the general’s brother, has held that
office with the active support of the general for many years and there
was no progress in Metsamor in the years of his rule. The general
supported his brother only in terms of elections, afterwards, not only
did they not do anything here, but they also tried to get as much
benefit as possible. Besides, the atmosphere of fear was waging, since
Ashot Grigoryan, being supported by his brother, the general, was for
solving problems using brute force. Residents of Metsamor still
remember the arrogant attitude of Ashot Grigoryan and his entourage.
As a result of a local election in 2008, because of deteriorated
relations between

Manvel Grigoryan and his brother and nephews, Ashot Grigoryan said
goodbye to the office of the Metsamor mayor. Let us remind that the
relations between the general and the ruling party were not smooth
because of the first president’s return to politics. The general’s
relatives argued with Manvel Grigoryan who `took sides’ with
Ter-Petrossian. It even came to a public showdown in the village. RPA
member Robert Grigoryan, who, obsessed with the desire to privatize
what had been left behind by Ashot Grigoryan, caused his own party’s
defeat in the parliamentary election on May 6, had been elected the
mayor. The RPA got only 1000 votes from 4500-voter community. The PAP
was in the first place, the Heritage Party in the second. Concerning
the latter, the consistent approach of the Heritage Party on the issue
of nuclear power plant workers, because of which many issues were
solved, played an essential role. As for the current mayor, the locals
tell that keeping without irrigation and deserting even lawns and
vicinities of kindergartens, he sells them, disregarding even the
architectural image of the town.

The possible PAP candidate is not talked much about, since, in the
locals’ opinion, despite the fact that her party won the majority of
votes during the parliamentary election, Susanna Hakobyan doesn’t have
many chances. Sargis Harutyunyan, the head of the Metsamor sector of
Armavir Power Supply Network, who is also the godson of Ruben
Hovsepyan, the Armenian Attorney General’s brother, and the local
coordinator of Nig Aparan, a patriotic union, is perceived as the most
probable rival of Ashot Grigoryan and Robert Grigoryan here. During
his 3-4-year tenure as the head of the power supply network, he has
managed to get a positive image with his readiness to help the locals
with various issues, besides, he, sponsored by Nig Aparan, has had the
town landscaped and decorated.

NELLY GRIGORYAN

From: A. Papazian

http://www.aravot.am/en/2012/07/06/88364/

New Revelations About Injections – Quality of Imported Vaccines Ques

New Revelations About Injections – the Quality of Vaccines Imported
Into Armenia Is in Question

July 6, 2012 16:06

There has been a scandal on the international drug market the other
day, which is directly related to us. It is about GlaxoSmithKline PLC,
which will pay unprecedented $3 billion fine, because its diabetes
medicine has caused 100 thousand people in the US to have heart
attacks; there have also been cases of death. Besides, this company
has produced unapproved antidepressants for children, has paid
kickbacks to doctors and now faces a trial.

There is another interesting fact in this story. The thing is that two
years ago, in Armenia a 5-month-old infant, Anahit Isajanyan, became
an epileptic after an injection on April 26. Anahit’s relatives claim
that the child had been healthy before the injection, after which she
immediately had an epileptic attack. And our Ministry of Healthcare,
Gayane Sahakyan, the head of the National Program for
Immunoprevention, in particular, assured Aravot that the parents said,
to put it mildly, `nonsense,’ that such a thing couldn’t happen
because of the vaccine, because Anahit was injected with the new
pentavalent vaccine, which had been produced in Hungary by a
well-known company, GlaxoSmithKline. The specialists of the ministry
maintained that it was not right to quit a whole national program on
the basis of one family, although the issue here is not only Anahit. A
child from Byureghavan picked a flower on her way to a polyclinic for
injection and a few days after that she died. During one year, in
2009-2010, our children were injected with 69 720 doses of vaccine,
because of which there were 2983 cases of negative post-injection
effects.

The parents of the child who became an epileptic have inquired and
found out that this pentavalent vaccine have been boycotted by the
European countries and only a few small countries like ours around the
world use it. However, Gayane Sahakyan assures that vaccine of
GlaxoSmithKline PLC has passed the prequalification of WHO and has
gotten a WHO certificate, therefore WHO has no suspicions that it can
be dangerous for Armenian children. One cannot help but doubt these
words and guarantees today, because we are dealing with a company,
which has caused 100 thousand people to have heart attacks and has
done business at the expense of children and to which we actually
entrust our children’s health.

Hripsime JEBEJYAN

From: A. Papazian

http://www.aravot.am/en/2012/07/06/88451/

Yerevan dairy factory blast survivor has not yet regained full consc

Yerevan dairy factory blast survivor has not yet regained full consciousness

news.am
July 07, 2012 | 01:41

YEREVAN. – E. Ghazaryan, who sustained injuries as a result of an
explosion at Marianna Dairy Factory, is in stable but critical
condition, the hospital told Armenian News-NEWS.am.

Ghazaryan has not yet regained full consciousness, is in a coma, and
is hooked up to a respirator.

`[Ghazaryan] senses some things, understands some things, but it is
too early to tell when [Ghazaryan] will be transferred to a ward,’ the
hospital also informed.

As Armenian News-NEWS.am informed earlier, a blast occurred at
Marianna Dairy Factory in Armenia’s capital, Yerevan.

The Ministry of Emergency Situations (MES) received a call, on June 7
at 8:35am, informing that there was an explosion at the Factory and
one person had sustained injuries, MES informed Armenian News-NEWS.am.

An operative team was dispatched to the scene.

As a result of the blast, E. Ghazaryan, 55, was injured and
transferred to hospital.

A criminal case was opened on charges of violating the labor protection rules.

The National Center for Technical Safety conducted an examination to
determine the cause of the blast, and the results were sent to the
Police.

From: A. Papazian

157,000 Germans want Gov to criminalize denial of Armenian Genocide

157,000 Germans want the government to criminalize the denial of the
Armenian Genocide

armradio.am
07.07.2012 14:21

Nearly 157,000 Germans want the government to pass a law which would
make it illegal to deny that the mass killing of Armenians by Ottoman
Turks nearly a century ago was genocide, according to the results of
an online poll conducted as part of German Chancellor Angela Merkel’s
strategy to bring the German government closer to the people, Reuters
reports.

Merkel rejected the proposal in a discussion this week with some of
the poll participants, sayin that such a move – already attempted by
France – would badly harm relations with Turkey, a key trade partner.

Merkel also turned down a call for holding more critical debates about
Islam, a politically sensitive issue in Germany which is home to
around four million Muslims.

The online poll is part of an ongoing government initiative called
“Dialogue on the Future” that aims to get ordinary Germans thinking
about how to improve life in Germany.

From: A. Papazian

Les manifestations Harsnakar continuent dans les rues d’Erevan

ARMENIE
Décès d’un médecin militaire – Les manifestations continuent dans les
rues d’Erevan

Malgré la décision de l’homme d’affaires, Ruben Hayrapetian, de
démissionner du parlement arménien, les manifestations continuent dans
les rues d’Erevan. Des centaines de militants se sont rassemblés
devant le btiment du parlement à Erevan. Ils exigent que Hayrapetian
démissionne également de sa fonction de président de la Fédération de
football arménien. La manifestation a coïncidé avec la visite à
l’Assemblée nationale du président du Conseil européen, Herman Van
Rompuy.

Hayrapetian, qui est affilié au parti Républicain d’Arménie (HHK), a
annoncé sa démission mardi 4 juillet 2012.

Les manifestants exigent le démantèlement « du système oligarchique et
criminel » qui régit l’Arménie. « Ruben Hayrapetian n’est qu’un
élément de ce système de justice pénale oligarchique », a dit l’un
d’eux. « L’oligarchie doit être détruite en Arménie », a déclaré Nikol
Pashinian, un député du Congrès National Arménien (HAK).

« Avec la démission de Hayrapetian, nous observons que le régime a
pris du recul », a dit Levon Zurabian, un autre parlementaire du HAK.
« Mais nous devons aller jusqu’au bout et faire en sorte que tous les
individus coupables, y compris Ruben Hayrapetian et ses
commanditaires, soient jugés devant la justice. » Zurabian a annoncé
que les groupes parlementaires du HAK et trois autres groupes
d’opposition ont conjointement demandé qu’Abrahamian organise des
auditions parlementaires sur la bagarre qui a eu lieu dans le
restaurant. « Nous devons mettre un terme à cette atmosphère
d’impunité qui règne en Arménie », a-t-il dit.

Abrahamian n’a pas réagi à cette demande.

samedi 7 juillet 2012,
Laetitia ©armenews.com

From: A. Papazian

Turquie: Erdogan provoque Hollande, une étudiante française écrouée

Turquie: Erdogan provoque Hollande, une étudiante française écrouée

Publié le : 06-07-2012

Info Collectif VAN – – Le Collectif VAN vous
présente ce Communiqué de Presse d’Amitiés kurdes de Bretagne publié
le 30 juin 2012.

Communique de presse

Légende photo: arrestation musclée de responsables syndicaux

samedi 30 juin 2012
par Amitiés kurdes de Bretagne

L’élection de François Hollande comme président de la République
française a été diversement appréciée par le gouvernement islamo
conservateur de RT Erdogan, oscillant entre le soulagement d’être
débarrassé de son prédécesseur et les craintes suscitées par certaines
de ses déclarations lors de sa campagne électorale. N’a-t-il pas
déclaré que la reconnaissance du génocide arménien par l’État turc
devait constituer un critère supplémentaire de l’adhésion de la
Turquie à l’Union européenne ? Ses ministres des Affaires étrangères,
Laurent Fabius et de l’Economie, Pierre Moscovici, n’ont-t-il pas,
comme lui, voté la loi (retoquée par la suite par le Conseil
constitutionnel) sur la pénalisation de la négation du génocide
arménien ? N’a-t-il pas persisté en déclarant encore :

“J’ai cette conviction qu’il relève de la responsabilité des États de
reconnaître les génocides, lorsqu’ils sont avérés par la recherche
historique, comme l’est le génocide arménien, et que le négationnisme
est une expression de violence qui n’a pas sa place dans notre
République.”

N’a-t-on pas remarqué que l’un des proches amis du Président,
l’énarque Jean-Maurice Ripert (promotion Voltaire, comme F Hollande),
chef de la délégation de l’union européenne en Turquie, dont les
discrètes prises de position en faveur des Droits de l’Homme ne sont
pas complètement passées inaperçues, s’est permis récemment de
critiquer ouvertement les récentes déclarations “inappropriées” du
Premier ministre turc à propos de la question portant sur les
interruptions volontaires de grossesse ?

Toutefois, nécessité fait loi et le contact franco-turc, en marge du
sommet de l’Otan à Chicago, a été qualifié de “fructueux” : il a
permis au président Gül et à son tout puissant Premier ministre de
lever les sanctions prises contre la France et d’inviter à Ankara le
Président Hollande, la Turquie souhaitant vivement, en effet, qu’un
rapprochement avec la France puisse accélérer le processus d’adhésion
à l’Union européenne. Pour autant il n’est pas question d’accueillir
le nouveau président français sans lui rappeler qu’il y a des
questions “sensibles” sur lesquelles il est attendu : l’arrestation
puis l’incarcération d’une jeune française accusée de “terrorisme”
viennent à point nommé, à moins que cette affaire soit le fruit d’un
“coup tordu”, histoire de mettre la pression sur l’illustre visiteur.

L’échange universitaire tourne à la tragédie : Sevil est en prison
depuis le 10 mai

“Avec Erasmus tu peux étudier dans l’un des 33 pays européens qui
participent au programme d’échange et te perfectionner dans une langue
étrangère”.

Comme des milliers d’étudiants, Sevil, 20 ans, étudiante en Info-Com à
l’université de Lyon 2, a souhaité bénéficier de ces échanges entre
universités et est partie étudier, dans le cadre de ces programmes
européens, à l’université turque d’Eskisehir, à 300 km au sud-est
d’Istanbul. Arrêtée à l’heure du laitier par la police anti-terroriste
le 10 mai avec plusieurs de ses camarades étudiants, elle est détenue
depuis pour appartenance présumée au DHKP-C (Front de libération du
peuple révolutionnaire), un groupe d’extrême gauche illégal. D’après
les interrogatoires qu’elle a subis portant exclusivement sur sa
présence à des activités publiques et légales, il lui serait reproché
sa participation aux manifestations du 1er mai et à un concert de
Yorum, un groupe très populaire chez les jeunes réunissant
régulièrement des milliers de fans, mais nul ne sait exactement les
chefs d’accusation, le dossier étant inaccessible même pour les
avocats de la défense, même pour l’ambassade de France à Ankara. Car
Sévil est française, née en France de parents kurdes, de confession
alévie, installés en France depuis près de 30 ans. Et c’est bien là
que réside la provocation : pour les autorités françaises, Sévil est
française, son passeport français l’atteste, alors que pour les
autorités turques, Sévil est turque et traitée comme telle. Sévil,
otage, serait-elle l’objet d’un marchandage ?

La diplomatie française s’active et a obtenu une amélioration des
conditions de détention. Mais c’est une libération immédiate qu’il
faut obtenir pour notre concitoyenne dont l’innocence ne fait de doute
pour personne.

>Sevil n’est pas un cas isolé en Turquie
La malheureuse histoire de Sevil met d’autre part en lumière la
répression exercée par le pouvoir turc contre les étudiants et
collégiens contestataires dont nombre d’entre eux se trouvent déjà
exclus de leurs établissements. Pour d’autres, c’est la prison : plus
de 700 étudiants sont détenus et les interpellations continuent, comme
le signale le sénateur communiste Michel Billout, dans son courrier
adressé à Laurent Fabius :

“Les étudiants kurdes sont quotidiennement victimes de ce mode de
répression. Au moins 58 étudiants en médecine ont été arrêtés le 6
juin dans sept villes dont Ankara, Istanbul et Diyarbakir. On ignore
les accusations portées contre eux en raison du secret apposé sur le
dossier, comme pour la grande majorité des autres arrestations
politiques. Le 7 juin 2012, deux autres étudiants, Ferhat Tuzer et
Berna Yilmaz, ont été condamnés chacun à 8 ans et cinq mois de prison
par un tribunal d’Istanbul pour avoir demandé « l’enseignement gratuit
» lors d’un déplacement du premier ministre Erdogan à Istanbul en mars
2010. Au moins 102 étudiants ont été placés en garde à vue au cours
des dix premiers jours de ce seul mois juin, contre 127 au cours du
mois de mai, 116 en avril et 100 en mars. Près de la moitié des
étudiants arrêtés entre le 1er et le 10 juin ont été envoyés en
prison. Du 12 au 16 février 2012, j’ai personnellement conduit une
délégation d’élus communistes dans la région kurde de la Turquie afin
de rencontrer des élus locaux et nationaux victimes de la répression
du gouvernement turc. Durant mon séjour, sous couvert de complicité
avec une organisation terroriste, il y a eu près de 160 arrestations
le lundi 13 février et plus de 450 le mercredi 15, lors de
manifestations pacifiques.”

Après les députés, les maires, les journalistes, les avocats, les
étudiants, ce sont les militants syndicaux qu’on conduit en prison

Lami Ozgen, président de la Confédération des syndicats des
fonctionnaires (KESK), Siddik Akin, secrétaire général du syndicat des
travailleurs du secteur de la santé et des services (SES), Izettin
Alpergin, secrétaire général du syndicat des travailleurs municipaux
(Tüm Bel-Sen) figurent parmi les 71 militant(e)s syndicalistes kurdes
interpellés le 25 juin dernier, lors des opérations policières menées
simultanément dans seize villes, dont Istanbul, Ankara, Izmir et
Diyarbakir. Ces syndicats, ainsi que Egitim-Sen (syndicat des
enseignants) également touché, tous membres de la Confédération KESK,
sont parmi les syndicats les plus actifs et les plus organisés qui
refusent la politique antisociale du gouvernement islamo conservateur
de Recep Tayyip Erdogan. 43 d’entre eux ont été relchés mais 28 ont
été mis en détention provisoire, ce qui porte à 67 le nombre de
syndicalistes détenus, sans jugement, certains depuis 2009. Ismail
Hakki Tombul, secrétaire général de KESK résume la situation :

“Nous vivons une situation que nous n’avons même pas vu pendant les
coups d’État. C’est la première fois qu’un président de confédération
est mis en garde à vue depuis le coup d’État de 1980. Bien que les
arrestations soient devenues ordinaires en Turquie cette opération est
d’une ampleur sans précédant. Nous ne plierons jamais le genou devant
la répression quel qu’en soit le prix à payer. Nous poursuivrons notre
lutte juste et légitime.”

L’Union syndicale Solidaires a exprimé son soutien et sa solidarité
avec la Confédération KESK, exigeant la libération immédiate des
syndicalistes emprisonné(e)s et l’arrêt immédiat de la répression
antisyndicale. La Confédération Syndicale Internationale (CSI) a
également condamné avec vigueur l’attaque en règle lancée par les
autorités turques contre les syndicats:

“Nous ne pouvons admettre que des syndicalistes soient détenus,
incarcérés et surtout incriminés sans fondement. Le gouvernement turc
doit immédiatement s’abstenir de cataloguer les syndicats en tant
qu’organisations terroristes. Les syndicalistes devraient avoir le
droit de jouer leur rôle légitime sans crainte d’être arrêtés”, a
déclaré Sharan Burrow, secrétaire générale de la CSI.

André Métayer

Retour à la rubrique

Source/Lien : Amitiés kurdes de Bretagne

From: A. Papazian

http://www.collectifvan.org/article.php?r=0&id=65324
www.collectifvan.org