Avetis Vighen. La Madre dell’Armenia

Arte.it- Italia
18 feb 2015

Avetis Vighen. La Madre dell’Armenia

Dal 19 Febbraio 2015 al 19 Febbraio 2015
Cavriglia | Arezzo
Luogo: Palazzo comunale
Telefono per informazioni: +39 055 966971
E-Mail info: [email protected]
Sito ufficiale:

Comunicato Stampa: Da Piazza del Duomo a Firenze dalla sede della
Misericordia ai piedi del campanile di Giotto è arrivata a Cavriglia
ed è stata collocata di fronte al palazzo comunale la statua del
grande scultore armeno Avetis Vighen “La madre dell’Armenia” (bronzo,
2,80 mt X 1,80 mt), fusa qualche mese fa in occasione del centenario
del genocidio degli armeni del 1915. L’Amministrazione Comunale
tramite il maestro senese Massimo Lippi, molto legato alla nostra
terra, aveva proposto a Vighen di concedere a Cavriglia l’onore di
ospitare per alcune settimane un’opera d’arte di grandissimo valore e
quando l’artista ha accettato la notizia è stata accolta con enorme
piacere e gratitudine. Basti pensare che “La madre dell’Armenia”, dopo
essere stata già stata esposta in Piazza del Duomo a Siena ed a
Firenze, durante tutto il 2015 farà il giro delle più importanti città
d’Europa (tra le altre Venezia, Marsiglia, Parigi, Ginevra e
Copenaghen). Ed è stato proprio il forte legame con i tragici fatti
del passato che accomuna il popolo armeno a Cavriglia ad individuare
“La madre dell’Armenia” come un’opera ideale per proseguire nel
percorso di sensibilizzazione nei confronti della cittadinanza
sull’importanza della Memoria avviato lo scorso anno con le
celebrazioni del 70° anniversario degli eccidi nazisti del luglio 1944
dove vennero uccise nel Comune di Cavriglia 192 vittime civili
innocenti. Per non disperdere gli insegnamenti lasciati in eredità dai
tragici fatti del passato e tramandare questo patrimonio di
generazione in generazione, prendendo spunto dall’arrivo dell’opera di
Avetis Vighen, l’Amministrazione Comunale di Cavriglia coinvolgerà i
giovani studenti cavrigliesi in una serie di iniziative sulla Memoria
in cui verrà fatto un parallelo tra gli eccidi nazisti del 1944 e il
genocidio del popolo armeno. “La bellezza simbolica e illuminata di
una madre che salva con il proprio abbraccio i suoi quattro figli da
un strage annunciata, quella degli armeni nel 1915 – ha affermato il
Vicesindaco di Cavriglia Filippo Boni -, ha raggiunto anche la nostra
comunità e ne siamo profondamente orgogliosi. L’opera del grande
artista armeno Vighen che resterà esposta di fronte al palazzo
comunale di Cavriglia proviene da piazza del Duomo di Firenze e
precedentemente era situata in Piazza del Duomo a Siena. Dopo aver
fatto tappa da noi, ripartirà tra poco più di un mese alla volta di
Piazza San Pietro a Roma dove Papa Francesco l’accoglierà il 12 aprile
con una messa per gli armeni. Quindi ripartirà per Piazza San Marco a
Venezia ed infine, prima di essere definitivamente collocata in una
piazza di Copenaghen, in Danimarca, farà sosta in centro a Parigi.
Dobbiamo essere doppiamente fieri di questa opportunità poiché gli
armeni, che vennero sterminati cento anni fa, hanno subìto in massima
parte ciò che anche la nostra popolazione, per tutt’altri motivi, subì
il 4 luglio 1944 con il massacro nazista. E anche le nostre donne,
nella ricostruzione del tessuto sociale di questa comunità, ebbero un
ruolo straordinario e fondamentale. Ecco perché questa Madre – ha
concluso il Vicesindaco – è anche la nostra Madre e rappresenta nella
sua luce questa terra feconda dei suoi figli e che ancora oggi
nonostante tutto, è salvata dalla bellezza tramite coloro che provano
a seminarla nel mondo”.
L’opera verrà inaugurata al palazzo comunale di Cavriglia giovedì 19
febbraio alle 15 alla presenza delle autorità civili e religiose,
dell’artista armeno, di Massimo Lippi e di tutta la cittadinanza che è
caldamente invitata a partecipare.

L’opera:
Di proprietà della Fondazione “DAR” l’opera (bronzo, 2,80 mt X 1,80
mt) è stata realizzata qualche mese fa in memoria del centenario del
Genocidio degli Armeni. Vighen Avedis ha realizzato la scultura dal
grande impatto emotivo partendo dall’allegoria dell’Armenia come madre
di tanti 4 figli sparsi ai 4 punti cardinali, ai 4 continenti.
Sul retro della statua un particolare ne svela la provenienza e
l’intensità storica e non solo allegorica della descrizione. Il
vestito della donna è chiuso da una spilla sul retro. Essa come cammeo
ha la Chiesa di Santa Croce, il monumento assoluto al Genocidio
Armeno. L’antica chiesa armena della Santa Croce sorge sull’isola
Aktamar posta al centro del lago di Van, nella Turchia dell’est a
confine con l’Armenia, ed è oggi solo un museo. Questa suggestiva
chiesa è uno dei più pregevoli esemplari di arte armena del Decimo
secolo ma è soprattutto tristemente nota alle cronache per essere
stata uno dei luoghi dove gli armeni furono massacrati durante il
genocidio del 1915. E ancor oggi per qualsiasi armeno, dovunque si
trovi, Aktamar è un luogo particolarmente caro da vedere e visitare
prima di morire.

Vighen Avetis è nato a Yerevan nel 1968 da un’antica famiglia che ha
sempre coltivato l’amore per le più alte tradizioni culturali della
sua terra. Ha studiato all’Accademia di Belle Arti della sua città e
nello studio di un grande artista, ma non ha ricevuto nessuna
influenza esterna perché ha un forte carattere che lo porta
spontaneamente al confronto con i Maestri della tradizione italiana.
Ha completato i suoi studi all’Accademia di Belle Arti di Firenze e,
fin da giovane, ha eseguito importanti opere in bronzo e marmo. Vince
alcuni concorsi nazionali di scultura; primeggia a Carrara nei
prestigiosi laboratori del marmo dove si distingue per la sua indomita
energia creativa e per la tecnica raffinata che lo segnala tra i
migliori scultori del marmo degli anni Novanta. Nonostante il suo
percorso di vita lo abbia spesso allontanato dal suo Paese, Avetis
Vighen è sempre stato molto apprezzato in Armenia dove ha realizzato
importanti come fontane, monumenti oltre ad essere l’inventore e il
Direttore di vari edizioni del Simposio di scultura internazionale.
Impegnato attivamente per elevare le sorti culturali della sua patria
è ritenuto, per unanime consenso, uno dei maggiori artisti del suo
popolo, capace di dialogare con i più importanti movimenti culturali a
lui contemporanei. Tra i più prestigiosi riconoscimenti ottenuti
dall’artista nella sua brillante carriera citiamo la 32esima edizione
del “Premio Firenze” sezione scultura grazie proprio a “La Madre
dell’Armenia”.

From: A. Papazian

http://www.comune.cavriglia.ar.it
http://www.arte.it/calendario-arte/arezzo/mostra-avetis-vighen-la-madre-dell-armenia-13275

Armeni: Il Genocidio Negato

Secolo Trentino- Italia
15 feb 2015

ARMENI: IL GENOCIDIO NEGATO

Di Luca Dalle Mese il 15 febbraio 2015 –

Ad inaugurare la nuova “età buia” dopo il medioevo fu il genocidio
degli Armeni, il primo tra i massacri compiuti nel ‘900, accomunati
tutti dagli stessi fini e quasi totalmente dissociati dai motivi che
causarono lo scoppio delle due guerre. Proprio per questa mancanza di
un collegamento diretto tra le guerre e gli stermini il ‘900 può
essere considerato un periodo buio, come fu il Medioevo, anche se i
motivi che spingono a questa etichettatura sono molto diversi. Se da
una parte il Medioevo è stato un secolo di numerosissime guerre,
epidemie, crisi economiche, e arresto del progresso tecnologico, il
‘900 ha subito una profonda crisi dei valori etici dell’Uomo. Il fine
comune a tutti i genocidi del Novecento infatti è la volontà di
sterminare un’etnia, in maniera metodica e senza eccezioni:
un’eliminazione storica, politica, culturale.

Nello specifico caso armeno, questo popolo fu eliminato dalla Turchia
tra il 1915 ed il 1923, comportando la morte di un milione e mezzo di
persone. Inizialmente gli uomini armeni venivano costretti
all’addestramento militare, poi arruolati coattamente nell’esercito.
Successivamente toccò alla popolazione civile, che subì un violento
massacro. I superstiti venivano espropriati di tutto e condotti nel
deserto per una lunga marcia, dalla quale nessuno tornava. I
pochissimi fortunati a scampare alla morte furono dei bambini, educati
dal partito secondo i canoni islamici.

A fomentare le persecuzioni fu il partito dei Giovani Turchi, mosso da
estremizzati ideali di nazionalismo; essi volevano riformare la
nazione turca con criteri di omogeneità etnica e religiosa. La nazione
armena, oltre a non essere di fatto turca, e quindi colpevole anche
solo per questo motivo, era anche cristiana: questo significa che era
una pericolosa finestra aperta sull’occidente, il quale poteva
contaminare il progetto dei Giovani Turchi.

Ad oggi la Turchia non ha ancora ammesso alcun genocidio; le
informazioni in nostro possesso derivano soprattutto, come in molti
altri casi di genocidio, da alcuni Giusti, tra i quali l’Italiano
Giacomo Gorrini.

http://www.secolo-trentino.com/19672/societa/armeni-il-genocidio-negato.html

Siria, l’arcivescovo armeno-cattolico di Aleppo: "La vita va avanti,

AdnKronos- Italia
19 feb 2015

Siria, l’arcivescovo armeno-cattolico di Aleppo: “La vita va avanti,
anche se le condizioni sono drammatiche

Articolo pubblicato il: 19/02/2015

Ad Aleppo “la vita va avanti, nonostante le circostanze drammatiche”.
E’ questa la testimonianza dell’arcivescovo di Aleppo per gli
armeno-cattolici, Boutros Marayati, che in un’intervista ad
Aki-Adnkronos International racconta la vita quotidiana nella città
assediata e devastata da quasi quattro anni di guerra.

“Le condizioni sono drammatiche, la città è sotto assedio, solo un
terzo è sotto il controllo dello Stato”, spiega monsignor Marayati,
che si trova a Roma per partecipare a un convegno organizzato dalla
Comunità di Sant’Egidio. “Mancano l’acqua e l’elettricità, che ci
arrivano un’ora al giorno, o a volte non arrivano proprio”.

Anche i combustibili mancano, e questo comporta “molta sofferenza ora
che è inverno, soprattutto per i bambini”, aggiunge il prelato,
sottolineando che “la gente ha molta paura” e questo è il primo
movente a spingere la popolazione ad emigrare. “Circa la metà della
diocesi è emigrata e il fenomeno è aumentato dopo la caduta di un
razzo sulla sede del vescovado alcuni mesi fa”, ricorda.

Vi è poi la crisi in Iraq e la situazione a Mosul, occupata dallo
scorso giugno dalle milizie dello Stato islamico, che fanno temere ai
cristiani di Aleppo di finire sotto lo stesso giogo. “A tutto questo
si aggiunge la mancanza di medicinali”, sottolinea Marayati, il quale
esprime la speranza che si raggiunga “un cessate il fuoco o un
congelamento dei combattimenti ad Aleppo”.

Il governo di Damasco ha accettato la richiesta dell’inviato speciale
dell’Onu in Siria, Staffan De Mistura, di congelare le ostilità ad
Aleppo, ma l’arcivescovo mette in evidenza che “tra il dire e il fare
c’è molta strada da percorrere”. Attualmente la città è divisa “in due
parti: la prima, pari a due terzi, è nelle mani dell’opposizione che
oggi si è trasformata in movimento jihadista, e l’altra è controllata
dal regime”, ma entrambe subiscono bombardamenti.

http://www.adnkronos.com/aki-it/sicurezza/2015/02/19/siria-arcivescovo-armeno-cattolico-aleppo-vita-avanti-anche-condizioni-sono-drammatiche_MuYRDbyP2jRyqQfJbuonxM.html

Siria, armeni senza pace: torna l’incubo genocidio

Lettera43, Italia
21 feb 2015

Siria, armeni senza pace: torna l’incubo genocidio

Decimati dalle bombe di Assad. Dagli spari dei ribelli. Dai raid di al
Qaeda e Isis. Oltre 1.000 i morti. E il popolo, rifugiatosi in Siria
nel 1915, deve fuggire di nuovo.

di Mauro Pompili
21 Febbraio 2015
da Beirut

Siria: un cecchino in appostamento.

Un secolo dopo il genocidio del 1915, il popolo armeno torna a essere
vittima di massacri, in quella Siria dove gli antenati avevano trovato
rifugio, e i loro luoghi della memoria sono diventati oggetto di
distruzione.
Come la Chiesa dei Martiri Armeni a Deir ez-Zor, nella Siria
orientale, rasa al suolo dall’Isis.

Medz Yeghern (letteralmente in armeno), è stato il
primo genocidio del Novecento, perpetrato dal governo Ottomano e
costato la vita a 1 milione e mezzo di persone. A Deir ez-Zor,
l’Auschwitz degli Armeni, era stato costruito il memoriale delle
vittime. Ma ora non esiste più, cancellato da una nuova ferocia.

MILLE VITTIME ARMENE. La cancellazione di un simbolo, però, è
diventata essa stessa il simbolo della nuova tragedia, della diaspora
che vive la comunità armena in Medio Oriente.

Prima della guerra civile gli armeni di Siria erano più di 150 mila,
la maggior parte viveva ad Aleppo. La capitale economica del Paese ora
è semidistrutta e la comunità armena ha pagato un prezzo elevatissimo
al conflitto. Almeno 1.000 le vittime e la maggioranza dei
sopravvissuti è fuggita.

, dice Agop
Demirjian, arrivato a Bourj Hammoud, alla periferia Sud di Beirut, da
un paio di settimane e impegnato a organizzare la nuova vita da
profughi della sua famiglia.

NEL MIRINO DEI CECCHINI. Aleppo dal luglio del 2012 è spaccata in due.
La divide una frontiera invisibile di quasi 20 chilometri dove gli
scontri sono quotidiani e regnano i cecchini. Separati da questo
confine vivono famiglie e amici, che difficilmente riescono a
incontrarsi e a comunicare. Due mondi lontani, dove i pochi civili
rimasti sono uniti dalla paura dei colpi di fucile. Qui la vita
quotidiana è fatta di corse veloci alla ricerca di acqua e cibo o per
raggiungere la scuola e il lavoro.

Questa linea di morte attraversa proprio i vecchi quartieri armeni
della città. , racconta Agop, .

. Vasquen Zinidjian, uno degli armeni
che vive ancora ad Aleppo, parla per telefono con Lettera43.it:
racconta che per andare e tornare da casa, nel quartiere di al-Halabi
Suleiman, doveva attraversare almeno cinque strade infestate dai
cecchini: .

Governo siriano, miliziani, terroristi: fuoco incrociato sugli armeni

((c) GettyImages) Bambini in fuga per le strade di Aleppo, Siria.

, continua
Vasquen, .

Ma questi stratagemmi non sempre funzionano: .

A scandire la giornata ci sono poi le bombe sganciate dagli elicotteri
del governo, i colpi di mortaio dei ribelli e costante il rischio
delle mine e degli ordigni inesplosi. , continua Vasquen, .

LE BARBARIE DEL FRONTE AL NUSRA. Tragicamente sembrano essere i
bambini quelli che si adattano meglio alla guerra. , dice sorridendo il figlio 12enne di Agop,
.

La tragedia armena non si limita ad Aleppo. Lo scorso anno la
cittadina armena di Kesab fu occupata dai miliziani del Fronte al
Nusra (vicino ad al Qaeda), transitati senza problemi dal vicino
confine turco, che costrinsero la popolazione alla fuga. Al ritorno,
dopo che l’esercito governativo l’aveva liberata, gli armeni trovarono
la città semidistrutta e i luoghi di culto rasi al suolo.

LE AGGRESSIONI DEI RIBELLI ANTI-ASSAD. Nell’ultimo anno a Damasco una
chiesa della comunità è stata colpita dai mortai dell’Esercito Libero
Siriano, i ribelli “buoni” che combattono Bashar al-Assad finanziati e
armati dagli americani e dagli arabi sunniti del Golfo.

I colpi hanno ucciso due bambini. A Raqqa i combattenti salafiti hanno
distrutto la Chiesa dei Martiri, nella provincia di Damasco è stato
colpito uno scuolabus e due scolari armeni sono morti.

E l’elenco potrebbe continuare a lungo.

. ,
confessa Agop,

Le "Madre Dell’Armenia" a Cavriglia in Mostra il Capolavoro di Vighe

inToscana, Italia
18 feb 2015

LA “MADRE DELL’ARMENIA” A CAVRIGLIA IN MOSTRA IL CAPOLAVORO DI VIGHEN

L’artista ha scelto Cavriglia, terra di Eccidi nazisti, come 1° tappa
del tour mondiale che la scultura farà in occasione del centesimo
anniversario del genocidio dell’Armenia

Dalla culla del Rinascimento a Cavriglia. Direttamente da Piazza del
Duomo a Firenze dalla sede della Misericordia ai piedi del campanile
di Giotto è arrivata a Cavriglia ed è stata collocata di fronte al
palazzo comunale la statua del grande scultore armeno Avetis Vighen
“La madre dell’Armenia”, fusa qualche mese fa in occasione del
centenario del genocidio degli armeni del 1915.

L’Amministrazione Comunale tramite il maestro senese Massimo Lippi,
molto legato alla nostra terra, aveva proposto a Vighen di concedere a
Cavriglia l’onore di ospitare per alcune settimane un’opera d’arte di
grandissimo valore e quando l’artista ha accettato la notizia è stata
accolta con enorme piacere e gratitudine. Basti pensare che “La madre
dell’Armenia”, dopo essere stata già stata esposta in Piazza del Duomo
a Siena ed a Firenze, durante tutto il 2015 farà il giro delle più
importanti città d’Europa (tra le altre Venezia, Marsiglia, Parigi,
Ginevra e Copenaghen).

E’ stato proprio il forte legame con i tragici fatti del passato che
accomuna il popolo armeno a Cavriglia ad individuare “La madre
dell’Armenia” come un’opera ideale per proseguire nel percorso di
sensibilizzazione nei confronti della cittadinanza sull’importanza
della Memoria avviato lo scorso anno con le celebrazioni del 70°
anniversario degli eccidi nazisti del luglio 1944 dove vennero uccise
nel Comune di Cavriglia 192 vittime civili innocenti. Per non
disperdere gli insegnamenti lasciati in eredità dai tragici fatti del
passato e tramandare questo patrimonio di generazione in generazione,
prendendo spunto dall’arrivo dell’opera di Avetis Vighen,
l’Amministrazione Comunale di Cavriglia coinvolgerà i giovani studenti
cavrigliesi in una serie di iniziative sulla Memoria in cui verrà
fatto un parallelo tra gli eccidi nazisti del 1944 e il genocidio del
popolo armeno.

“La bellezza simbolica e illuminata di una madre che salva con il
proprio abbraccio i suoi quattro figli da un strage annunciata, quella
degli armeni nel 1915 – ha affermato il Vicesindaco di Cavriglia
Filippo Boni -, ha raggiunto anche la nostra comunità e ne siamo
profondamente orgogliosi. L’opera del grande artista armeno Vighen che
resterà esposta di fronte al palazzo comunale di Cavriglia proviene da
piazza del Duomo di Firenze e precedentemente era situata in Piazza
del Duomo a Siena. Dopo aver fatto tappa da noi, ripartirà tra poco
più di un mese alla volta di Piazza San Pietro a Roma dove Papa
Francesco l’accoglierà il 12 aprile con una messa per gli armeni.
Quindi ripartirà per Piazza San Marco a Venezia ed infine, prima di
essere definitivamente collocata in una piazza di Copenaghen, in
Danimarca, farà sosta in centro a Parigi. Dobbiamo essere doppiamente
fieri di questa opportunità poiché gli armeni, che vennero sterminati
cento anni fa, hanno subìto in massima parte ciò che anche la nostra
popolazione, per tutt’altri motivi, subì il 4 luglio 1944 con il
massacro nazista. E anche le nostre donne, nella ricostruzione del
tessuto sociale di questa comunità, ebbero un ruolo straordinario e
fondamentale. Ecco perché questa Madre – ha concluso il Vicesindaco –
è anche la nostra Madre e rappresenta nella sua luce questa terra
feconda dei suoi figli e che ancora oggi nonostante tutto, è salvata
dalla bellezza tramite coloro che provano a seminarla nel mondo”.

18/02/2015

http://www.intoscana.it/site/it/arte-e-cultura/articolo/La-madre-dellArmenia-a-Cavriglia-In-mostra-il-capolavoro-di-Vighen/

L’ingénieur arménien volait dans les commerces locaux

L’Eveil de la Haute-Loire, France
17 fevr 2015

L’ingénieur arménien volait dans les commerces locaux

Il est déjà venu ici. Devant la barre du tribunal correctionnel du
Puy. Il y est même venu plusieurs fois, depuis son arrivée en France
en 2007. Il a l’air las. Lassé, presque énervé de se retrouver une
nouvelle fois devant la juridiction ponote. Il “demande que l’audience
se passe au plus vite”. Il dit “qu’il n’a rien à dire de plus”.
Né en Arménie il y a 46 ans, il est marié, père d’une fille. Il se dit
ingénieur dans l’agroalimentaire.

– “Que vient faire un ingénieur arménien en France ?” questionne le
président Delay.
– “Pour échapper à des persécutions”. (ndlr : on lui a refusé le
statut de réfugié)
– “Et de quoi vivez-vous ?”
– “Des aides sociales”.

Depuis 2007, il a été condamné dix fois pour des faits de vols en
réunion, recel de vols, vols en récidive et complicités de vols entre
la Loire et la Haute-Loire.
– “Et devinez pourquoi Monsieur se retrouve ici aujourd’hui ?” lance
le tribunal.

Pour des vols. Toute une série, commis entre le 5 et le 6 septembre
dernier entre Brives-Charensac, le Puy et Vals-près-le Puy : deux
bouteilles d’Armagnac au préjudice de du magasin A l’Antre Pot, un
ordinateur et une bouilloire chez Darty, des paires de jeans de
marque, un aspirateur, du fond de teint, des testeurs de parfum
provenant des enseignes But, Unyk, Nocibé ou encore de la pharmacie
Géant-Vals. Le total de ces marchandises est estimé à près de 2000
euros.

Il aurait commis ces vols ou une partie de ces vols, en compagnie
d’une connaissance, un Arménien également, lui aussi condamné pour des
faits de vols. Mais ce dernier est absent. Il ne s’est pas présenté à
la barre mardi.

Le principal intéressé ne reconnait pas les différents vols, sauf
celui du Darty, où il a été filmé par les caméras de surveillance.
Pour le reste, pour ce qui a été retrouvé dans le coffre de son
véhicule, il a une explication. Il dit qu’il “a échangé des produits à
Lyon, ceux-là mêmes qui ont été volés et retrouvés le jour même de son
interpellation au Puy”.

– “Je ne comprends pas, c’est un tour de magie alors ?”

L’homme baisse la tête, regarde à droite, puis à gauche, re-baisse la
tête, exaspéré. Il n’a pas envie de parler.

Pour le procureur Louvier, “Les explications qui sont fournies ne sont
pas crédibles et relèvent des carabistouilles qui nous sont
habituellement servies”. Le représentant de la société évoque “des
équipes spécialisées dans le vol, pour qui c’est un mode de vie”. Et
compte-tenu du “caractère professionnel” de ces activités, une peine
de deux ans d’emprisonnement est requise.

Le tribunal s’est prononcé pour une peine de 18 mois de prison :
“Cette peine est justifiée par le fait que le prévenu est en état de
récidive et qu’il ne fait que ça dans la vie”. Et, s’adressant au
condamné : “Quand vous sortirez, il faudra peut-être penser à une
autre manière de faire”.

http://www.leveil.fr/Fil-info/L-ingenieur-armenien-volait-dans-les-commerces-locaux-105106

Les Arméniens de Grenoble commémorent les 100 ans du génocide qui a

Francetv info
19 fevr 2015

Les Arméniens de Grenoble commémorent les 100 ans du génocide qui a
frappé leur people

FRANCE 3 ALPESTémoignage. 2015 marque le centenaire du génocide
arménien. A Grenoble, la communauté, très importante, commémore
l’événement avec émotion. Cette mémoire tragique habite toujours et
encore toutes les générations.

France 3 Alpes
Publié le 19/02/2015 | 20:08, mis à jour le 20/02/2015 | 10:38

Ne pas vivre dans le passé, mais ne jamais l’oublier…
Reportage. Autour de la petite table, ils ont tous la gorge serrée et
les yeux embués en écoutant sa voix. C’est celle de Gregor
Bagdassarian, le grand-père. Aujourd’hui décédé, il a enregistré,
avant de mourir, son histoire. Un récit patiemment reconstitué pour
que les siens n’oublient jamais. Le vieil homme livre les souvenirs du
petit garçon qu’il était. Il avait 9 ans quand il s’est retrouvé
projeté dans l’horreur du génocide et qu’il a échappé de justesse à la
mort.

Pour le protéger, sa mère l’avait confié à des voisins. Ils l’ont
caché quelque temps, mais il a dû fuir. C’était en 1915, en Turquie.
Gregor, comme des milliers d’Arméniens a pris la route vers la Syrie.
Avec ses mots un peu maladroits, il dit son enfance définitivement
brisée, son errance de familles d’accueil en foyer. Il raconte aussi
ses voyages… jusqu’à Marseille en 1926, son retour en Arménie, puis
de nouveau son départ pour la France. Sa vie à Lyon, son amour pour sa
femme. Chez les Bagdassarian, on ne veut pas “vivre dans le passé”,
mais il n’est surtout “pas question de l’oublier, parce qu’un arbre
sans racines ne peut pas donner de branches, ni de fleurs.”

Reportage de Pauline Alleau, Cédric Picaud & Philippe Caillat

http://france3-regions.francetvinfo.fr/alpes/2015/02/19/les-armeniens-de-grenoble-commemorent-les-100-ans-du-genocide-qui-frappe-leur-peuple-659005.html

Gap : un film sur l’Arménie d’aujourd’hui à l’occasion de la commémo

L’e-media 05
20 fevr 2015

Gap : un film sur l’Arménie d’aujourd’hui à l’occasion de la
commémoration du génocide

Par sortir.lemedia05.com le 20 février 2015 Expositions/projections

SAMEDI 28 FEVRIER, 17H, LE ROYAL A GAP. A l’occasion du centième
anniversaire de la commémoration du génocide arménien, l’association
culturelle des Arméniens de Gap et des Hautes-Alpes organise une
projection du film > suivie d’un débat
avec le réalisateur Hervé Magnin.

Ce documentaire apporte un éclairage global sur l’Arménie
d’aujourd’hui en s’appuyant principalement sur l’histoire, la
sociologie, l’anthropologie, l’économie, la politique et la
psychologie. Il est constitué de témoignages, d’images d’archives et
de réflexions du réalisateur. Il y est question d’articuler le passé
et le futur et de les conjuguer au présent de l’Arménie et de son
environnement mondialisé.

Écrivain humaniste français, Hervé Magnin est aussi comédien, musicien
et psychothérapeute. Cet aventurier vient de parcourir 8000 kilomètres
en autostop pour rencontrer le peuple arménien et réaliser un film qui
tente de le faire mieux connaître et reconnaître, par-delà les
quelques clichés qui circulent à son sujet dans le monde.

From: A. Papazian

http://sortir.lemedia05.com/2015/1311/gap-un-film-sur-larmenie-daujourdhui-a-loccasion-de-la-commemoration-du-genocide/

Lancement du centenaire du génocide des Arméniens

L’Essor Loire – Rhône – Isère, France
19 fevr 2015

Lancement du centenaire du génocide des Arméniens

Loire le 19 février 2015 – Daniel BRIGNON

Les commémorations du centenaire du génocide des Arméniens ont été
lancées dans la Loire mercredi 18 février à Saint-Étienne par le
vernissage d’une exposition tenue dans les salons de l’hôtel de ville.

>, explique Raffi Krikorian, président de la Mission
2015 du CCAF Centre1, chargé de la coordination des événements du
centenaire en Rhône-Alpes particulièrement. , précise Raffi Krikorian, qui a déterminé un
pré-programme centré dans la Loire sur Saint-Étienne et Saint-Chamond,
même s’il doit se diffuser à terme dans d’autres communes. Un
programme principalement orienté sur la culture, car, >, poursuit le président.

D’ores et déjà on peut noter au calendrier le concert de la chorale
Gomidas, choeur de l’Église apostolique arménienne de Lyon, le 1er mars
à l’église Saint-Pierre de Saint-Chamond, un pèlerinage rhônalpin des
Arméniens à Rome, du 10 au 13 avril à la rencontre du pape qui doit
tenir une célébration spécifique le 12 avril.

Le sommet des commémorations aura lieu les 23 et 24 avril, le 24 avril
étant la date anniversaire du déclenchement du génocide dans son
ampleur radicale. Une messe oecuménique aura lieu jeudi 23 avril à 18 h
45 à la cathédrale Saint-Charles, suivie d’une veillée sur le parvis.
Le vendredi 24 avril, à Saint-Chamond : dépôt de gerbes suivi d’un
défilé ; à Saint-Étienne : Requiem en l’église arménienne, suivi d’un
dépôt de gerbes place d’Arménie.

D’autres événements suivront, dont des représentations thétrales, une
conférence à l’université Jean-Monnet, présidée par l’historien Yves
Ternon, en septembre, et un événementiel intégré à la Fête du livre de
Saint-Étienne en octobre.

Daniel Brignon

Exposition du musée du Génocide des Arméniens, hôtel de ville de
Saint-Étienne, jusqu’au 3 mars

From: A. Papazian

http://lessor.fr/lancement-du-centenaire-du-genocide-des-armeniens-9147.html

Breaking: Gallipoli Commemorations Canceled in Turkey

Breaking: Gallipoli Commemorations Canceled in Turkey

By Weekly Staff on February 21, 2015

Disinterest by World Leaders Reason for Cancellation

ANKARA (A.W.)–The commemoration ceremonies marking the centennial of
the Gallipoli Campaign of World War I have been canceled, according to
Today’s Zaman. The paper reveals that the reason for cancellation is
the low number of heads of states who agreed to attend Ankara for the
ceremonies that were scheduled to take place on April 24–Armenian
Genocide commemoration day.

Turkish President Recep Tayyip Erdogan greeted Azeri President Ilham
Aliyev on Jan. 15, in the presence of 16 soldiers dressed in
ceremonial costumes representing various Turkic people in history.
(Photo: Official website of the President of Turkey)

The paper quoted a government official, who wished to remain
anonymous, as saying, “The Gallipoli celebrations have been cancelled.
All preparations have been suspended as the number of RSVPs to the
invitation is not positive. Only five countries have accepted the
invitation and they will not be represented by high-level officials.”

Leading up to the Gallipoli commemorations, Turkish President Recep
Tayyip Erdogan had sent official invitations to more than 100 world
leaders, including Armenian President Serge Sarkisian, to partake in
the ceremonies. The date designated for these commemoration
events–April 24–created uproar among Armenians worldwide, while
Turkish human rights groups urged world leaders to boycott the
Gallipoli events.

On Jan. 16, Sarkisian responded to Erdogan’s invitation to Turkey on
April 24, in a strongly worded letter. “Turkey continues its
conventional denial policy and is perfecting its instrumentation for
distorting history. This time, Turkey is marking the 100th anniversary
of the Battle of Gallipoli on April 24, even though the battle began
on March 18, 1915 and lasted until late January 1916, while the
Allies’ operation started on April 25,” he wrote, adding, “What is the
purpose [of this] if not to distract the world’s attention from the
100th anniversary of the Armenian Genocide?”

http://armenianweekly.com/2015/02/21/gallipoli-cancelled-in-turkey/