Health Of Arrested Armenian Actor Deteriorates

HEALTH OF ARRESTED ARMENIAN ACTOR DETERIORATES

November 11, 2013 | 18:10

YEREVAN. – Health of famousArmenian actor and comedian Vardan
Petrosyan has gone worse, his lawyer said.

Lawyer Nikolay Baghdasaryan visited Petrosyan who is currently in
the prison hospital, the lawyer himself told Armenian News-NEWS.am.

“He was visited by doctors yesterday. He is not complaining about
the conditions,” the lawyer noted.

A major accident occurred on October 20 in Kotayk Region. A BMW and a
VAZ 2121-model vehicle crashed at around 9:20pm on the Yeghvard-Yerevan
motorway. As a result, seven people sustained injuries and were
transferred to several hospitals. Among them was famous actor and
comedian Vardan Petrosyan. As a result of the accident, however,
cousins Edgar and Eduard Hakobyan-who were passengers in the VAZ
2121-had died.

A criminal case is instituted on the incident. Subsequently, Vardan
Petrosyan was formally arrested.

News from Armenia – NEWS.am

Police Forcibly Remove Residents Protesting Construction In Central

POLICE FORCIBLY REMOVE RESIDENTS PROTESTING CONSTRUCTION IN CENTRAL YEREVAN – PHOTOS/VIDEO

11.11.2013 21:02 epress.am

Larko Group began construction work in the courtyard of the buildings
at 10 and 12 Sayat-Nova Ave. in central Yerevan today. Against local
residents’ wishes, in a matter of minutes, representatives of the
developing company were able to fence the boiler room in the yard
with tin sheets and forcibly remove residents from the area.

Small groups of police officers were on site since early morning,
arousing the suspicion of tenants who are protesting the construction
that something will happen soon. Later, more police officers arrived
and a few dozen unknown young men, who regularly appeared in the
courtyard and issued various threats to residents.

Police officers warned residents that a city hall representative
will come to meet with them soon. Speaking to Chief of the Yerevan
Municipality’s Department of Urban Planning and Land Control Hayk
Asatryan, residents insisted that the construction is illegal and
they won’t allow their yard to be seized. Asatryan said that the
developer has all the (necessary) rights to the construction.

Residents countered that the city has neglected them and their opinions
were not taken into account.

After Asatryan’s departure, a large number of police officers made a
human chain and forcibly removed women standing outside the entrance to
the boiler room. Then, with the assistance of the unknown young men,
they pulled out construction materials and iron rods from a nearby
garage and began putting up the tin metal sheeting.

One of the residents, Hripsime Petrosyan, lay down in front of the
entrance to the garage, but police removed her and the other women
protesting the construction.

While this was going on, residents quickly called a meeting and in
the presence of a lawyer decided to go to court.

Recall, residents of 10 and 12 Sayat-Nova Ave. are against plans to
build a six-storey mixed-use building in their courtyard. Residents
claim that the developer want to use 230 square meters of surface area,
which would block the road leading into the courtyard for cars.

http://www.epress.am/en/2013/11/11/police-forcibly-remove-residents-protesting-construction-in-central-yerevan.html

La sottile linea rossa del Nagorno Karabakh

Osservatorio Balcani e Caucaso, Italia
30 ott 2013

La sottile linea rossa del Nagorno Karabakh

Laurence Broers*
30 ottobre 2013

A vent’anni dal cessate il fuoco, il processo di pace in Nagorno
Karabakh è congelato. Per evitare la crescente militarizzazione delle
società armena e azera, e una nuova guerra, esistono molte strade che
possono essere percorse

Questo articolo è stato originariamente pubblicato su commonspace.eu

Il conflitto armeno-azero per il Nagorno Karabakh (NK) non attira
molti titoli di giornale in questo periodo, ma chi lo segue con
attenzione percepisce un crescente senso di urgenza. L’anno prossimo
saranno passati vent’anni dal cessate il fuoco: nonostante le cinque
diverse proposte e qualche scampato pericolo per il processo di pace,
il quadro generale è di arroccamento, crescente militarizzazione e
contagio del conflitto in tutte le sfere della vita politica in
Armenia e Azerbaijan.

Il rischio di una guerra per caso

L’Armenia e gli armeni del NK, vincitori della guerra del 1991-1994,
difendono con pervicacia lo status quo, occupando anche ampie fasce di
territorio azero. Territori una volta pedine di scambio sono sempre
più visti come organici e irrinunciabili. Mollare la presa diventa più
difficile ogni giorno che passa, ma conservare quei territori
rappresenta una dimostrazione di forza che indebolisce le pretese
armene su altri aspetti del conflitto.

L’Azerbaijan, trasformato nel corso degli ultimi cinque anni dalla
ricchezza prodotta dai petrodollari del Caspio, guida una corsa agli
armamenti da 4 miliardi di dollari l’anno. La retorica bellica è
diventata parte integrante del volto pubblico del regime di Aliyev,
chiudendo la porta ad alternative non violente. Al momento nessuno sa
che cosa significhi la promessa del “più alto livello di autonomia nel
mondo” per il Karabakh armeno; l’unico punto di riferimento è la
Regione Autonoma di epoca sovietica, che ci porta indietro di 25 anni
alle cause del conflitto. Una strategia di soft power per la
trasformazione nonviolenta del conflitto era possibile, ma nel corso
dell’ultimo decennio l’Azerbaijan sembra aver optato per le maniere
forti.

Tensioni e minacce reciproche non sono nuove, ma il militarismo
crescente va giudicato alla luce di altri due fattori. Il primo è
l’ampiezza del dispiegamento militare sul terreno: lungo una linea di
contatto di 160 miglia si fronteggiano circa 40.000 soldati, molti dei
quali matricole. Negli ultimi anni, le frequenti scaramucce hanno
causato un crescente numero di vittime. C’è un rischio concreto di
guerra accidentale, di un’escalation involontaria che sfugga di mano.
Non ci sono linee di comunicazione lungo tutto il fronte, e la
capacità internazionale di condurre indagini sugli incidenti è minima.
Inoltre, gli armamenti di nuova acquisizione renderebbero una nuova
guerra molto più ampia e distruttiva della precedente. Con gli attuali
schemi di alleanza geopolitica, le ricadute potrebbero essere
difficili da circoscrivere. Improbabile una guerra dei cinque giorni
del genere visto in Georgia nel 2008; legittima la preoccupazione che
le leadership armene e azere si siano cacciate in un terribile gioco
di posizione con poco spazio di manovra.

La militarizzazione della società

Il secondo fattore è il lento deterioramento delle relazioni
Stato-società in entrambi i Paesi. Fare opposizione e promuovere il
pluralismo è diventato un gioco sempre più pericoloso: un gioco per
chi detiene il potere, pericoloso per chi lo mette in discussione. Il
numero di armeni che hanno deciso di esprimere il proprio dissenso
prendendo la via dell’emigrazione è un problema serio nel paese,
mentre l’Azerbaijan è stato scosso da esplosioni di protesta popolare
contro il malgoverno locale. Al di là della natura – esterna o interna
– di queste manifestazioni di scontento, è chiaro che il crescente
militarismo si sta sviluppando in un contesto di relazioni
Stato-società sempre più impoverite e disfunzionali, cosa che
ignoriamo a nostro rischio e pericolo.

Che cosa dovrebbe fare la comunità internazionale, ovvero noi? In
primo luogo, aggiornare il nostro kit di strumenti concettuali. Usare
per il Karabakh categorie intrinsecamente statiche, retrospettive e
intellettualmente pigre come `conflitto congelato’, “né guerra, né
pace” o “conflitto post-sovietico” asseconda un senso di
autocompiacimento non giustificato dall’attuale situazione sul campo.
Questo conflitto ha sempre meno in comune con la Transnistria o
l’Abkhazia e sempre di più con rivalità inter-statali di lungo periodo
del genere visto tra India e Pakistan, le due Coree o Israele e alcuni
vicini arabi. Questo accostamento potrebbe sembrare pessimista, ma
un’analisi comparativa di questi contesti – e dei casi di risoluzione
di successo – sembrerebbe opportuna.

In secondo luogo, se accettiamo questo tipo di ri-contestualizzazione
del conflitto, ne consegue che dovremmo anche rivedere le nostre
strategie per risolverlo. Abbiamo vissuto per molti anni con l’idea
che un processo di pace mediato a livello internazionale porti
gradualmente verso un accordo. Tuttavia, come dimostra anche la storia
dei colloqui di pace in Karabakh, questa idea è nettamente in
contrasto con i processi reali, controllati e non controllati, in
corso in Armenia e Azerbaijan. Non è il conflitto ad essere stato
congelato, ma il processo di pace, come la superficie di un fiume
ghiacciato sotto la quale continuano a fluire correnti sconosciute.

O tutto o niente

Il nostro pensiero strategico è bloccato dal divario tra progresso
auspicato e realtà dell’impasse. Si pensa che mantenere congelato il
processo di pace sia il male minore, e che la gestione del conflitto
sia il massimo che si possa sperare. Sembra che l’unica scelta sia fra
un accordo di pace, che a questo punto sembra utopico al limite del
fantastico, o una nuova guerra. Scelte `o tutto o niente’ come questa
sono estremamente attraenti per leader semi-autoritari, ma hanno
pesanti implicazioni, presenti e future, per chi è più vicino alla
prima linea. Perché l’orizzonte di possibilità deve essere definito in
termini così ristretti, e da chi? Nonostante le prevedibili obiezioni
azere contro il radicamento dello status quo e quelle armene in
materia di sicurezza, credo che aprire e diversificare questo menù sia
una priorità per il processo di pace in Karabakh.

Ci sono un certo numero di organizzazioni europee di peace-building
che lavorano con partner locali verso questo obiettivo, tra cui un
consorzio finanziato dall’Unione europea e noto come European
Partnership for the Peaceful Resolution of the Conflict over
Nagorno-Karabakh (EPNK). Sosteniamo le iniziative armeno-azere per la
ricerca e il dialogo, i contatti tra le persone, il lavoro
transfrontaliero dei media e l’attivismo con i giovani, le donne e le
comunità sfollate. Chi è esposto solo alla guerra dell’informazione
nei media internazionali rimane regolarmente sorpreso del livello di
interazione raggiunto. Ma questi sforzi rimangono, purtroppo, di basso
profilo. I budget sono una frazione di ciò che viene speso per le
campagne di comunicazione finanziate dallo Stato o i nuovi armamenti.
I nostri partner nella società civile sono impegnati su più fronti. E
molti – insider e outsider – trovano l’agenda petrolifera e del gas
più stimolante del processo di pace nella regione.

Quale via di mezzo?

Questi sono alcuni dei motivi per cui è difficile ritagliare una terza
via fra una nuova guerra e un accordo di pace eccessivamente utopico.
Eppure vi è una vasta gamma di vie di mezzo che possono essere
adottate, in primo luogo dai governi di Armenia e Azerbaijan, per
introdurre una nuova dinamica nella situazione attuale. Innanzitutto,
abbandonare la retorica militaristica perché, nelle parole di uno dei
nostri partner, “anche il miglior piano di pace fallirebbe nel clima
attuale”. Più concretamente, in termini di prevenzione, altre
soluzioni potrebbero essere il ritiro dei cecchini, reintrodurre linee
di comunicazione che attraversino la linea del fronte e creare
meccanismi di indagine più robusti in caso di incidente da parte delle
organizzazioni internazionali.

Le visite transfrontaliere, abbastanza regolari prima del 2003,
dovrebbero essere reintrodotte nel repertorio di iniziative
armeno-azere. Gli sfollati dovrebbero essere autorizzati a visitare le
loro comunità d’origine in sicurezza e dignità, perché chi lo desidera
possa ristabilire i legami. Questa iniziativa dovrebbe essere
reciproca, vale a dire su entrambi i lati del conflitto, per
garantirne la legittimità. Progetti pilota potrebbero sostenere il
ritorno degli sfollati, il restauro di monumenti e la loro
conservazione comune come ponte tra le comunità, anziché essere usati
come simboli della loro distruzione. Piuttosto che spendere soldi in
nuovi libri che cercano di dimostrare che gli armeni non fanno parte
del Caucaso, l’Azerbaijan potrebbe istituire un Fondo culturale
armeno, promuovere il recupero del patrimonio in modo collaborativo e
invertire le tendenze distruttive degli ultimi anni. E piuttosto che
permettere e promuovere mappe che raffigurano il bottino di guerra
come territori organici, Armenia e NK potrebbero pianificare il
ritorno dei territori occupati sotto la giurisdizione azera.

Queste idee sono senza dubbio considerate ingenue, impraticabili e
pericolose, soprattutto da chi è al potere: rafforzano lo status quo,
compromettono la sicurezza. Ma sono di gran lunga più modeste di
quelle contenute nei principi di Madrid che sono stati discussi al
tavolo dei negoziati di più alto livello per oltre cinque anni. Quello
che tali iniziative potrebbero raggiungere è la liberazione delle
società armena e azera da una politica permanente di autoritarismo
securitario e scelte `o tutto o niente’.

Qual è l’alternativa? Se la via di mezzo `positiva’ è più realistica
di un accordo di pace utopico, quella `negativa’ è più reale di una
nuova guerra. Questo è ciò che abbiamo oggi in Armenia e Azerbaijan:
un conflitto che avvelena lentamente tutti i campi della vita sociale
e politica. Se ne avvantaggiano coloro che ne fanno uso come arma
nelle lotte interne, ma il rischio crescente è che a un certo punto
perderanno il controllo e si troveranno ad affrontare una tigre
sconosciuta, da loro stessi creata.

*Laurence Broers, è Project Manager per il Caucaso di Conciliation Resources

http://www.balcanicaucaso.org/aree/Nagorno-Karabakh/La-sottile-linea-rossa-del-Nagorno-Karabakh-143621

Mostra "Artisti armeni contemporanei" a Padova Eventi a Padova

PadovaOggi, Italia
9 nov 2013

Mostra “Artisti armeni contemporanei”

9 novembre 2013
?Presso Sala Consiliare del Quartiere 4 sud/est`

Mostra “Artisti armeni contemporanei” a Padova Eventi a Padova
?

La mostra, promossa dall’Assessorato alla cultura del Comune di
Padova, è curata da Sandro Saccocci e presenterà le opere di artisti
armeni tra i quali Edgar Amroyan, Karen Ohanyan, Ara Petrosyan e
Samvel Vanoyan.

Si tratta di un’occasione per entrare in contatto con opere che
riflettono l’Armenia destabilizzata dall’indipendenza dall’Unione
sovietica, dal conflitto con l’Azerbaijan e dalle guerriglie civili.
Nelle opere è sottinteso un dialogo concettuale con la cultura e
l’arte dell’ ex blocco sovietico fino a creare un dibattito sul
realismo e su tutte le espressioni artistiche dell’ ex unione
sovietica. Alcuni artisti hanno una forma di realismo più politico,
come avviene in Bansky, e operano anche nel contesto artistico della
street art privilegiando gli spazi pubblici alla galleria.

Le personalità degli artisti sono collegate alla cultura e alla
situazione armena ma nello stesso tempo sono dotate di spinte
all’internzionalità grazie ai loro viaggi e spostamenti che
conferiscono all’artista carica rivoluzionaria e sensibilità poetica.

http://www.padovaoggi.it/eventi/mostre/artisti-armeni-contemporanei-padova.html

Armenia live Commenda Pré Genova

GenovaToday, Italia
9 nov 2013

Armenia live Commenda Pré Genova

?Armenia, a new beginning: electronic live music and video`

Armenia live Commenda Pré Genova
?

Sabato 23 novembre 2013 –
Museoteatro della Commenda di Prè –
Piazza della Commenda, Genova
ore 17.00

all’interno di CROSS RIDERS 2
rassegna multimediale di musica elettronica ed immagini
a cura di Duplex Ride e Casa della Musica
in collaborazione con Mu.MA

“A new beginning”

Armenia solidifica qui l’esperienza live da solista elettronico
focalizzando al meglio i contenuti del proprio album “A New
Beginning”, vivificandone e rinnovandone completamente l’aspetto
visuale e approfondendone l’impatto sonoro, alla ricerca di una
naturalezza che nasce dalla cura degli arrangiamenti ma anche dalla
spontaneità dell’improvvisazione dal vivo, in un quadro avvolgente
carico di emotività.

“A new beginning” è l’ultima produzione che Armenia ha presentato al
pubblico e alla rete Internet: un lavoro organico, una visione
complessiva dove Bush si sovrappone a Gandhi, la scienza sconfina
nella metafisica e il controllo rassicurante si rivela come
l’ossessione dell’uomo di oggi.

Musicalmente ripetizione seriale e al contempo ricerca della
differenza appaiono come cifre stilistiche dominanti. Il ritmo assume
una funzione forte di amalgama; dai messaggi espliciti e impliciti
veicolati dal musicista traspare l’attenzione alla percezione del
mondo e all’interpretazione dell’essenza.

http://www.genovatoday.it/eventi/concerti/armenia-commenda-pre.html

Khatchik veut encore y croire

Aujourd’hui en France / Le Parisien, France
Mercredi 6 Novembre 2013

Khatchik veut encore y croire

AUTEUR: Ch. B

Le mouvement perd du souffle et Khatchik Kachatryan, 19 ans, retient
le sien. C’est pour lui – et pour la Kosovare Leonarda – qu’environ un
millier de lycéens sont encore descendus dans les rues hier à Paris,
ainsi que dans plusieurs villes de province, comme Lyon (Rhône) et Le
Mans (Sarthe). Mais, malgré l’appel des syndicats étudiants à ranimer
la flamme demain, la colère de la jeunesse contre les reconduites à la
frontière des élèves sans papiers semble retombée.

« Les gens en France font ce qu’ils peuvent et j’espère que ça
m’aidera. C’est mon seul espoir de toute façon pour faire ma vie,
travailler et me marier », nous confiait hier Khatchik. Autour de lui
: un coq, des champs et la maison de ses grands-parents, chez qui il
vit depuis son vol de retour vers l’Arménie, le 12 octobre. L’aller,
c’était il y a trois ans. Un long périple en camionnette à travers la
Russie et l’Est de l’Europe, avec ses parents et sa jeune soeur.
Khatchik avait 16 ans. « Ma mère me disait que c’est un beau pays, et
moi j’aime trop bien la France. Surtout Disney et les Champs-Elysées.
»

A la rentrée, après un an d’apprentissage accéléré du français,
Khatchik a commencé un CAP d’entreposage au lycée professionnel
Camille-Jenatzy, à Paris. Deux semaines plus tard, le jour de son
anniversaire, il était arrêté par la police. Khatchik et deux copains
venaient d’essayer de voler, dans un magasin de sport, une petite
boîte de pilules protéinées qui promettait de leur faire des corps
d’athlètes. La boîte a été rendue mais Khatchik n’a pas coupé au
contrôle des papiers. Il n’en avait pas, à part sa « carte de lycéen
et son passe Navigo ». Direction le centre de rétention de Vincennes.
« Au bout de quarante jours, les policiers m’ont mis dans l’avion. Je
me débattais, alors ils m’ont ligoté les pieds et mis un masque sur la
bouche pour que je ne crie plus », raconte-t-il.

Khatchik a toujours peur : il ne veut pas partir faire deux ans et
demi de service militaire, comme le veut la loi arménienne. Sa
convocation a déjà été repoussée à février. « C’est dangereux, on peut
se faire tuer. D’ailleurs, il y a deux jours, deux jeunes de 19 ans
comme moi ont pris des balles à la frontière avec l’Azerbaïdjan ».
Khatchik s’inquiète aussi pour ses parents, restés en France. « Je
suis le seul à savoir bien parler français et à l’écrire. Mon père a
plus de mal, et ma mère pleure de ne pas me voir », dit-il.

Dans le cortège des manifestants, hier, il y avait « une trentaine
d’élèves » du même lycée que Khatchik. Mais, pour la première fois
depuis le début du mouvement, certains envisageaient de retourner en
classe.

Boxing: Donaire stops Darchinyan in round 9

ABS CBN News
Nov 10 2013

Donaire stops Darchinyan in round 9

ABS-CBNnews.com
Posted at 11/10/2013 12:30 PM | Updated as of 11/10/2013 4:21 PM

MANILA, Philippines – (UPDATE 3) Former world champion Nonito `The
Filipino Flash’ Donaire overcame a slow start to once again defeat
Armenian fighter Vic `The Raging Bull’ Darchinyan in their highly
anticipated rematch Saturday in Corpus Christi, Texas.

Donaire defeated Darchinyan when they first fought in July 2007 at the
flyweight division, knocking out the then-unbeaten Armenian in the
fifth round in a bout that announced his entrance to boxing stardom.

In a 10-round match that served as the featherweight debut for both
men, it was the 37-year-old Darchinyan who seized control in the
middle rounds as he was the busier fighter. At the end of the fifth
round, he staggered Donaire with a flurry of punches in the final
seconds, and the Filipino boxer had to be saved by the bell.

Darchinyan was still the busier fighter in the sixth until the eighth
round, and his work started to show as Donaire began the ninth round
with blood flowing out of his nose. But Donaire finally turned on the
aggression in that round, staggering Darchinyan with a huge left hook
that sent him to his knees.

The Armenian beat the 10-count but was clearly on wobbly legs. Donaire
landed more power shots, eventually pushing Darchinyan to the corner
where he unloaded several more blows that prompted the referee to
finally stop the fight.

Donaire was awarded a technical knockout victory at the 2:06 mark of
the ninth round.

He immediately dedicated the victory to his native Philippines, where
more than 10,000 are feared dead in the wake of Super Typhoon Yolanda
(international name: Haiyan).

“First and foremost, prayers to people in the Philippines who were hit
by the typhoon,” he said. “Please have your prayers for people in the
Philippines.”

`I tried to work on a different style, which is going back,’ said
Donaire, adding that he was advised by his corner to `box and be
smart.’ `But part of my body still memorized the fighting style, which
worked in the end.’

It was Donaire’s first fight since losing to Rigondeaux in April, and
he admitted that he battled some moments of self-doubt especially when
Darchinyan connected on some heavy punches.

`When he hit me in the cheek, I felt like he broke my cheek, and I
thought, ‘Is this it for me? I’m losing the fight. Should I keep
going?” said Donaire, who raised his firstborn son, Jarel, when he
was announced the winner.

`But I put my heart into it, and you know what, I will never ever quit.’

It was a slow start for both men, although they briefly opened up in
the second round when Donaire staggered Darchinyan inside the final
minute, only to see Darchinyan respond with shots of his own.

Darchinyan, however, landed the flashier shots in the middle rounds,
and was able to neutralize Donaire’s vaunted left hook – the punch
that had knocked him out in the first fight – using a high guard.

It was a sorry loss for Darchinyan, who had been leading on two cards
at the time of the stoppage, while the other card was a draw. Once
Donaire was able to pierce his guard, the end came quickly for
Darchinyan, who suffered his sixth professional loss to drop to 39-6-1
with 28 knockouts.

Donaire, meanwhile, improved his record to 32 wins against two losses,
and announced after the fight that he intends to seek a rematch
against Cuban boxer Guillermo Rigondeaux, who dominated him when they
fought in April and handed him his first loss in 11 years.

http://www.abs-cbnnews.com/sports/11/10/13/donaire-stops-darchinyan-round-9

Garry Kasparov seeking Latvian citizenship

Garry Kasparov seeking Latvian citizenship

17:40 05/11/2013 » SOCIETY

Former world chess champion Garry Kasparov is seeking Latvian
citizenship, Radio Free Europe / Radio Liberty reported.

Reports say Kasparov has sent a letter to all Latvian parliamentary
factions asking to be awarded citizenship.

He writes that Latvian citizenship will allow him to be involved in
political activities in Russia and elsewhere “without any
restrictions.”

Kasparov says he wants to retain his Russian citizenship, however.

Source: Panorama.am

Dustr Marianna Company stops yoghurt production for indefinite time

Dustr Marianna Company stops yoghurt production for indefinite time

12:51 09/11/2013 » DAILY PRESS

It is almost one week that Dustr Marianna Company’s yoghurts are not
on sale in Yerevan shops and supermarkets.

Zhoghovurd’s correspondent talked to one of the company’s employees,
who, wishing to be anonymous, said that the company stopped yoghurt
production for indefinite time.

Source: Panorama.am

20 heures de TF1 hier soir : Un Arménien du nom de Tony a vécu plus

INSOLITE
20 heures de TF1 hier soir : Un Arménien du nom de Tony a vécu plus de
70 ans sous une fausse identité !

Il s’appelait Garabédian. Il se faisait appeler Tony cet Arménien
aurait vécu toute sa vie sous une fausse identité, celle d’Auguste
Ducros. Ce n’est qu’à sa mort que les gendarmes se sont rendus compte
de ce gigantesque mensonge presque unique dans les archives. Le
reportage du journal de 20 heurs de TF1 hier soir a révélé quelques
pages de cette affaire avec une enquête qui s’est dirigé vers les
archives de l’association ARAM de Marseille pour la consultation des
registres de réfugiés arméniens dans le cadre de l’enquête, à
Dieulefit (Drôme) ou Tony est mort en 2010 et l’intervention du
Procureur de la République de Valence qui a diligenté une enquête sur
ce cas d’usurpation d’identité unique dans l’histoire. Suzanne, une
femme qui a vécu 8 ans à ses côtés, affirme que ce dernier était issu
d’une famille arménienne. Qui était-il ? Très peu de choses ont filtré
de l’enquête qui continue. On sait juste que le vrai Auguste Ducros
est mort en 1980. Ce n’est qu’à la mort de l’usurpateur en 2010 que
l’enquête de police a déclenché une enquête. En 1942 Tony travaille
rue de Rivoli dans un grand hôtel parisien. Mais l’homme n’a aucune
trace auprès de l’administration, pas d’impôts, pas de mutuelle. Le
passé de Tony Garabédian cache-t-il un lourd secret ?

Christian Artin dont la liste recense plus d’une soixantaine de
Garabédian dans ses archives, s’interroge. Garabédian aurait été
photographié durant la seconde guerre mondiale avec une tenue de la
milice. Mais mystère encore une fois, sur l’une de ces photographies,
la plaque d’immatriculation de la moto de Tony en tenue de la milice
semble fausse. Pour Christophe Naudin, un spécialiste de l’usurpation
d’identité, le cas de Tony qui s’est fait passer pour un autre durant
plus de 70 ans est un cas unique.

Tony a emporté avec lui ses secrets. Donnant du fil à retordre aux
enquêteurs qui avouent que ce dossier est un cas unique.

Krikor Amirzayan

dimanche 10 novembre 2013,
Krikor Amirzayan ©armenews.com
‘645

http://www.armenews.com/article.php3?id_article